Solar Opposites è una serie animata statunitense (Hulu, 2020-2026) composta di 6 stagioni per un totale di 59 episodi più 4 speciali (per Natale, San Valentino, Halloween…), tutti tra i 22 e i 24 minuti. Creata da Justin Roiland (lo storico co-creatore di Rick and Morty) e Mike McMahan (showrunner della serie animata Star Trek: Lower Decks, che ha a sua volta lavorato in Rick and Morty), in Italia è visibile su Disney+ (in Star, la sezione più ‘adulta’) e su Netflix (eccetto per ora l’ultima stagione).
Nonostante l’importanza del suo ruolo creativo e il suo doppiaggio di uno dei protagonisti (Korvo) della serie, e nonostante la causa contro di lui per violenza domestica sia stata archiviata per insufficienza di prove, nel 2023 Justin Roiland è stato licenziato da Hulu e quindi estromesso – dalla quarta stagione in poi – da Solar Opposites (così come da Rick and Morty – a cui Mondoserie ha anche dedicato un podcast).
Come raccontato (citiamo a memoria) ad ogni inizio di puntata: “Il pianeta Shlorp era l’utopia perfetta, fino a quando non venne distrutto da un asteroide…” Ad un centinaio di shlorpiani e ai loro ‘replicanti’ viene affidata la missione di vagare nello spazio, per mezzo di astronavi, alla ricerca di pianeti abitabili. Da qui le avventure dell’improbabile squadra costituita da Korvo e Terry, coppia aliena gay, e dai loro replicanti – in vece di figli adolescenti – Jesse e Yumyulack. Con loro c’è la Pupa, piccola adorabile creatura infante e gelatinosa, la cui custodia sarebbe il cuore e lo scopo della missione stessa. Portata infatti a maturazione, la Pupa potrà terraformare il pianeta di turno a immagine e somiglianza di Shlorp. Quindi, tecnicamente, shlorpformare.
Io odio la Terra (un pianeta già sovrappopolato)…
Naturalmente la loro astronave capita proprio sulla Terra, “un pianeta già sovrappopolato”. E si schianta delicatamente, per così dire, su una casetta di un sobborgo californiano, incastrandosi graziosamente sul tetto. Senza che questo costituisca una sorpresa per nessuno, i nuovi visitatori venuti dallo spazio iniziano la loro nuova esistenza tra gli umani. A metà tra una moderna famiglia americana appartenente al ceto medio, più o meno disfunzionale, e degli extraterrestri dotati di una tecnologia ‘tascabile’ infinitamente superiore alla nostra.
Ecco gli elementi costitutivi di questa serie di animazione comedy surreale e irriverente, a metà tra politicamente scorretto e umorismo nero. Questi irresistibili alieni gay – in un certo senso asessuati e al contempo omosessuali – sono tra loro all’opposto. Anche nel senso degli opposti che inevitabilmente si attraggono (la cattiveria umoristica deve essere qui compensata da un po’ di retorica sentimentale). Korvo, il capo missione, prova inizialmente ribrezzo per la Terra e i suoi abitanti. Come simpaticamente esemplificato dalla battuta nonsense, ogni volta diversa, con cui chiude la sigla iniziale (“Io odio la Terra… ecc. ecc.”).
Korvo è pedante, pignolo e puntiglioso, in modo squisitamente ossessivo compulsivo. La stessa squisita ossessività e compulsività che ha il suo compagno Terry, anche se in una chiave opposta. Terry è infatti volubile, superficiale e capriccioso. In più, adora gli USA e i suoi programmi televisivi. Mentre il primo si veste sempre con la stessa tunica shlorpiana, l’altro adora portare t-shirt stampate con stupide frasi ad effetto. E con una miriade di citazioni pop e osservazioni da sfondamento quarta parete (spesso riguardanti la stessa Hulu), di cui lo show è naturalmente disseminato. Caratteristica ormai comune a tutte le serie animate statunitensi per adulti.
Solar Opposites e la Bacheca
Da Korvo discende il giovane replicante Yumyulack, da Terry invece la giovane Jesse, l’unico alieno femminile. Dei due ‘adolescenti’, paradossalmente quasi sempre bullizzati a scuola (quella terrestre), lei è quella più amabile e gentile. Lui, dal canto suo, ha miniaturizzato una quantità notevolmente indefinita di persone, per i motivi più futili e disparati. Riponendo questa umanità rimpicciolita all’interno di una sorta di gigantesco formicaio a vista, grande quanto la parete della sua stanza. Dai mini sopravvissuti ribattezzato la Bacheca (“the Wall”).
Il raggio rimpicciolente fa parte di un intero e potenzialmente infinito arsenale tecnologico a loro disposizione. Dove il macchinario per l’antimateria ha la stessa valenza che per noi avrebbe una vecchia stampante… Korvo e compagnia bella hanno sempre un raggio laser capace teoricamente di risolvere qualsiasi situazione. Con il quale riescono praticamente ogni volta a complicare e far delirare ancor più pazzescamente questa realtà.
La Bacheca, disposta su una teca a molteplici piani, uno sopra l’altro e molto diversi tra loro, è un orizzonte narrativo sui generis. Che talvolta si interseca con le avventure degli alieni, talaltra si sviluppa indipendentemente lungo interi fantastici episodi. Dando così vita, nel corso delle stagioni, ad una vera e propria saga sanguinolenta e cupa. Che racconta la lotta per la sopravvivenza – e per il potere – che si svolge dentro (e fuori) la Bacheca… Un vero e proprio spin off – con una sottotrama assolutamente orizzontale – all’interno dello show.
La seconda serie dentro la serie: Silvercops
Ispirati al celebre episodio de I Simpson “La vaschetta della genesi” (speciale Halloween ‘96), al principio a metà strada tra Mad Max e 1997: Fuga da New York, gli episodi degli umani miniaturizzati de la Bacheca rappresentano l’evoluzione di una storyline a sé stante di notevole spessore drammatico. Incredibilmente, non è l’unica serie dentro questa serie.
C’è anche l’allucinante storia di Glenn, un vicino di casa mandato da Korvo e Terry a vagare indeterminatamente nello spazio per una quisquilia. Che rocambolescamente si ritrova protagonista di uno scontro ipergalattico contro i corrotti SilverCops – che è anche il titolo di questa seconda minisaga interna a Solar Opposites – ovvero l’argentea e malvagia polizia dell’universo…
Questo gioco di equilibri tra una narrazione lineare e un’altra su più livelli, ognuno dei quali perfettamente incastrato con la base, si traduce in uno straordinario flusso narrativo senza soluzione di continuità. Le puntate autoconclusive delle prime stagioni – quelle dette verticali – alternano già spesso di per sé diversi piani di avventura: Korvo e Terry da una parte, i giovani replicanti dall’altra, e infine le avventure della stessa Pupa – tenera e strisciante bomba ad orologeria. Nel cui DNA sono custoditi i dati di un supercomputer che, al suo stadio definitivo, spazzerà via l’intero pianeta.
Assieme a queste storie – talvolta al loro interno, come sequenze alternate, talaltra attraverso interi episodi – le altre due saghe. La lunga storia de la Bacheca a tratti (ovviamente e addirittura!) si interseca con Yumyulack e gli altri. Con il procedere delle stagioni poi – la sesta sembra anche essere l’ultima – l’orizzonte narrativo totale diviene sempre più orizzontale. Fino a giungere alle ultimissime puntate, in cui le diverse serie-nella-serie fanno superlativamente i conti con quella principale.
Solar Opposites: da una prima timida stagione…
Ma è vero!, tornando al principio di Solar Opposites: raramente le prime puntate di un nuovo show tipo sit-com, animato o meno che sia, possono dirsi pienamente riuscite. Perché giocoforza non hanno ancora potuto sviluppare tutti i meccanismi di ripetizioni e variazioni sul tema che sono alla fine da sempre il pezzo forte di quel genere. Per non parlare dell’eventuale sintonia tra trama orizzontale e verticale, o tra trama e sottotrame: tutte ancora troppo acerbe per essere intrecciate.
Anche la prima stagione di questa serie d’animazione, sicuramente la meno riuscita, si limita per così dire a porre timidamente le necessarie basi per creare la struttura in cui, in seguito, poter dar narrativamente vita a decine e decine di magnifiche avventure. Tra queste iniziali basi abbiamo i continui tentativi di Korvo di aggiustare l’astronave – parcheggiata come già detto sul tetto della casa – per poter lasciare la Terra e atterrare su un altro pianeta. Assistito in questo da Aisha, la potentissima AI al loro seguito. Al contrario, al suo partner Terry questo mondo piace assai. Non vede l’ora di riuscire pienamente ad integrarsi con il vicinato.
Mentre la Pupa sfugge a svariati incidenti domestici verosimilmente letali, la società occidentale viene denigrata a diverse riprese, ora da Yumyulack ora da Jesse, e Terry si rimpinza di cibo spazzatura davanti alla TV, il tradizionalista e ansioso Korvo deve decidere che fare con la loro missione. Deve decidere se questo ‘inferno’ è terribile o meraviglioso. Se sarà o meno la loro nuova casa. Difficile non apprezzare la copiosa sequela di epiteti con cui il maniacale Korvo descrive ogni volta gli abitanti della Terra, le loro usanze, abitudini e idiosincrasie…
…ad un irresistibile mistico delirio
I problemi della coppia aliena gay non sono però gli stessi dei due replicanti adolescenti. Jesse e Yumyulack sono vittime di razzismo da parte di professori e compagni di classe, perché sono alieni di serie B (quelli di serie A sono infatti gli immigrati instillatisi illegalmente negli USA). Per i grandi i problemi si limitano ai commenti dei loro vicini di casa. Per farsi accettare, materializzano un personaggio televisivo di fantasia, riempiono le tubature dell’acqua potabile di nanobot spia, creano una robotica ginoide allo scopo di denigrare il loro garage trasformato in tana per soli maschi (man’s cave)…
Dalla seconda stagione in avanti, l’ansia da prestazione di Terry e Korvo si fa sempre più mistica: quando ad esempio, dopo aver fatto una pessima figura durante un ‘apericena’, attuano un complicatissimo piano per far dichiarare illegali le apericene dal governo degli Stati Uniti. I due replicanti non stanno certo a guardare, ed ecco che Yumyulack – per essere accettato a scuola – abusa della loro tecnologia per aumentare smisuratamente la sua ECG – Energia da Cazzo Grosso – (BDE – Big Dick Energy)…
Non ci si deve stupire di un’audacia inventiva che può tranquillamente rasentare cattivo gusto e volgarità: se anche siamo nell’abituale ambito dell’alieno arrivato sulla Terra che dà il suo giudizio da outsider sulla società occidentale (chi ricorda Mork & Mindy?), l’approccio è comunque sempre quello dell’assurda famiglia americana media – quello de I Simpson, de I Griffin, di American Dad… (insomma, l’impero di Groening e MacFarlane). Con in più una miriade di parolacce ed eccessi grandguignoleschi, of course… Una miriade.
Solar Opposites vs. Rick and Morty
Per chiudere, bisogna parlare dell’elefante nella stanza, ovvero dell’inevitabile confronto con Rick and Morty. Anche se il disegnatore (Justin Roiland) è lo stesso – e la sua estetica è perfettamente riconoscibile -, le assonanze dovrebbero davvero finire qui. Il paragone tra i due – sempre ovviamente a discapito di Solar Opposites – avrebbe e ha senso solo per i primissimi episodi.
Rick and Morty ha dalla sua il genio di Dan Harmon (Community), sceneggiatore randomicamente brillante. E anche se è vero che la tecnologia sci-fi è comune ad entrambi, lo è in un modo rovesciato. Mentre Rick e nipote vagano nel multiverso a caccia di tsunami di irripetibili avventure, il marasma fantascientifico di Korvo & Company si abbatte direttamente sempre e solo sul pianeta Terra.
Inoltre Solar Opposites non ha tutta la carica nichilista propria di Rick and Morty. Lo stesso Dan Harmon aveva definito McMahan, entrato nel team degli sceneggiatori, “a ray of sunshine”. Ma in fondo, non dovrebbe esserci niente di male ad essere paragonati alla geniale creatura di Dan Harmon e Justin Roiland. A patto però di non venirne eclissati.
La propria missione in questo pazzo delirante mondo
Solar Opposites non è “un Rick and Morty che non ce l’ha fatta”, ma è un vero e proprio gioiellino anarchico e animato. A tratti, nel corso delle sei stagioni, c’è qualche momento di stucchevole stanchezza, ma che importa? Rick and Morty non ne ha?
Caustico, splatter, grottesco, con un ritmo irrefrenabile e uno scenario godibile solo da chi ha imparato a comprenderlo ed amarlo… Che può permettersi un intero episodio trascorso in una fila per un nuovo esclusivo paio di scarpe… Ma soprattutto folle, come il già abbastanza sopracitato, Inside Job e pochi altri. Di una follia frenetica e strutturale, che pervade sottilmente dialoghi e trama, disegni e situazioni. Che spesso diventano intrattenimento allo stato puro. Una sorta di stravagante flusso di coscienza animata.
Senza dimenticare che, in retorica sostanza, il viaggio di questi quattro fantastici shlorpiani, strizzando spesso l’occhio alle tematiche del mondo LGBT e più in generale alla caotica e contraddittoria condizione della società occidentale, ha molto spesso solo a che fare con l’essere accettati. Con il riuscire a trovare il proprio posto, o se vogliamo la propria missione, in questo delirante pazzo mondo… Che volere di più da un cartone animato americano?
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