Ascolta la puntata integrale del podcast dedicato a Portobello
Portobello: il caso Tortora e la tragedia dell’in-giustizia | 2 voci, 1 serie
Portobello, podcast | Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Livio Pacella.
Ci sono storie che appartengono alla cronaca, ma che col tempo diventano qualcosa di più: ferite civili, traumi collettivi, casi esemplari che continuano a interrogare il presente. Il caso Tortora è uno di questi. E Portobello – di cui abbiamo scritto qui – lo affronta non solo come ricostruzione giudiziaria, ma come meditazione sull’ingiustizia, sulla gogna, sul rapporto perverso tra media, opinione pubblica e potere punitivo. È una serie importante proprio per questo: perché racconta una vicenda del passato che parla in modo diretto al nostro tempo. Quello del processo mediatico, della verità sacrificata alla spettacolarizzazione.
Dopo Esterno notte, dedicata al delitto Moro, Marco Bellocchio torna a misurarsi con uno dei grandi traumi della storia italiana recente. Ma qui cambia il baricentro. Là il racconto si apriva in modo corale, plurale, attraversando un’intera tragedia nazionale; qui invece tutto si stringe attorno a una figura, a un corpo, a una vita pubblicamente demolita. La materia resta collettiva, ma prende la forma di un martirio individuale. È questa concentrazione a dare alla serie il suo tono più severo, più spoglio, più doloroso.
In un certo senso, il rispetto quasi sacrale per la verità su Tortora e per la materia trattata produce sì un rigore altissimo, ma anche una certa freddezza. Come discutiamo meglio nel podcast, Portobello non cerca la commozione facile, non trasforma il dolore in spettacolo. È una scelta eticamente impeccabile. Che lascia nello spettatore una sensazione particolare: quella di assistere a una tragedia profondissima osservata sempre con misura, quasi con pudore.
“2 voci, 1 serie”: dialoghi sulle cose che ci piacciono, o ci interessano, nel podcast di Mondoserie.
Portobello, il podcast: produzione, cast, racconto
Portobello è una miniserie italo-francese di 6 episodi, ideata, diretta e co-scritta da Marco Bellocchio. La sceneggiatura è firmata insieme a Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore. La serie è tratta dalla vicenda di Enzo Tortora, il celebre conduttore televisivo travolto nel 1983 da uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia italiana recente. Dopo l’anteprima veneziana dei primi episodi nel settembre 2025, la serie è uscita su HBO Max tra febbraio e marzo 2026. Rappresentando la prima produzione nel nostro Paese della grande piattaforma americana.
Al centro c’è Fabrizio Gifuni, presenza decisiva e quasi totalizzante, che interpreta Tortora con una prova di grande rigore e intensità. Attorno a lui si muove un cast molto solido: Lino Musella è Giovanni Pandico, il pentito le cui accuse false furono centrali nell’impianto accusatorio; Barbora Bobuľová interpreta Anna Tortora; Alessandro Preziosi è il giudice istruttore Giorgio Fontana; Fausto Russo Alesi il pubblico ministero Diego Marmo; Paolo Pierobon l’avvocato Alberto Dall’Ora. E, tra gli altri, il nostro Livio Pacella, che qui nel podcast ci racconta qualche dietro le quinte produttivo!
Il racconto segue l’ascesa pubblica di Tortora, il clamoroso arresto, la devastazione prodotta dal processo mediatico e giudiziario, la condanna, l’isolamento. E infine l’assoluzione tardiva, che non può però cancellare quanto è stato distrutto. Da volto popolarissimo della televisione italiana all’umiliazione del carcere, fino alla demolizione dell’identità pubblica e privata.
Giustizia, spettacolo, verità tardiva
Il centro profondo di Portobello è l’idea che l’errore giudiziario non sia soltanto un incidente, ma il possibile prodotto di un intero sistema: investigativo, mediatico, culturale. La serie mostra come una macchina istituzionale possa alimentarsi di automatismi, pregiudizi, narrazioni già pronte; e come l’opinione pubblica, invece di correggere quella macchina, finisca spesso per rafforzarla. In questo senso la vicenda Tortora anticipa il presente. O forse, più precisamente, ci mostra che il presente era già tutto lì: nella fame di colpevoli, nel piacere collettivo della caduta del personaggio famoso, nel processo che si gioca insieme in tribunale e nello spazio pubblico.
La cosa più interessante è che Bellocchio non santifica davvero Tortora. Lo tratta con rispetto, certo, ma senza trasformarlo in un’icona. Resta un uomo, con la sua compostezza, la sua fierezza, anche una certa opacità privata. Ed è proprio questo a dare forza al racconto: l’ingiustizia non colpisce un santo da calendario, colpisce una persona reale.
Da qui nasce una domanda che attraversa tutta la serie: la verità, quando arriva, basta a riparare il danno? No: l’assoluzione conta, certo. Ma non restituisce il tempo, non cancella l’umiliazione, non guarisce davvero la ferita. Per questo, è la tesi che esploriamo nel podcast, Portobello è una serie profonda e coraggiosa anche nel suo rigore. Ci interroga sul limite etico del racconto: come rappresentare l’ingiustizia senza trasformarla a propria volta in spettacolo?
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