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Home Mondovisioni Fumetto / Animazione

Harley Quinn, la serie animata: da spalla a regina del caos | Animazione

L’arrivo di HBO Max in Italia porta anche la serie animata più divertente e iconoclasta degli ultimi anni. L’irresistibile ascesa della giullare che a colpi di mazza abbatte i miti della DC Comics.

di Untimoteo
14/04/2026
in Fumetto / Animazione, Podcast
Cover di Harley Quinn podcast per Mondoserie
22
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Ascolta la versione podcast di questo articolo!

Harley Quinn è una delle più grandi anomalie del mondo dei comics e in quello altrettanto importante dei cinecomics. Infatti questo personaggio amatissimo da una larga fetta di pubblico non è nata sulle pagine di un fumetto, bensì tra i frame di una serie animata.

Correva infatti l’anno 1992 quando in Batman: The Animated Series, cartone rivoluzionario per temi e atmosfere, compare per la prima volta come spalla e amante del temutissimo Joker. E con il pubblico scocca immediatamente la scintilla. Harley sin da subito sembra possedere le carte in regola per rivaleggiare con il Clown Re del Crimine in quanto a carisma e follia. Non è una semplice valletta, è una vera e propria partner in crime con decenni di potenziali storie ancora da scrivere. Il mix vincente di anarchia, malvagità, spensieratezza ma anche di fragilità convince immediatamente la DC comics a renderla un personaggio canonico anche delle sue testate a fumetti. In un crescendo continuo di popolarità. 

Fino all’iconica interpretazione di Margot Robbie, che ha definitivamente sancito il passaggio di Harley da spalla a vero e proprio quarto pilastro tra i personaggi della casa editrice accanto a Batman, Superman e Wonder Woman.

E qui si impone una piccola ma significativa riflessione: Harley Quinn è l’unico personaggio creato negli ultimi quarant’anni ad essere entrato stabilmente nel “Monte Rushmore” della DC Comics. Mentre Batman, Superman e Wonder Woman sono divinità immobili nate tra il 1938 e il 1941, Harley (che ha solo 34 anni) è una “millennial” che ha scalzato icone storiche come Aquaman o Flash.

“Animazione” è il format del podcast di Mondoserie dedicato alle diverse scuole ed espressioni del genere, dall’Oriente alla scena europea e americana.

Harley Quinn The Animated Series: il Big Bang di HBO Max

Perché lei sì e gli altri no? Perché Harley è lo Zeitgeist di quest’epoca.

Innanzitutto è un’eroina fallimentare. Il pubblico contemporaneo non si specchia più nel dio invulnerabile, ma nel disastro umano che cerca di rimettere insieme i propri cocci. Harley è una giovane e brillante psicologa che fallisce la terapia con il Joker e finisce per diventarne succube, in una relazione tossica.

Poi è una rappresentazione fresca e giocosa della liquidità. In un’epoca che rifiuta le etichette fisse, lei cambia costume, schieramento e orientamento. È fluida con una naturalezza ineguagliata.

Infine raccoglie il testimone del Giullare che svela la Verità. L’assonanza stessa tra il suo nome e quello di Arlecchino suggerisce il carattere buffonesco ma ferocemente satirico del personaggio. Harley Quinn non è il bambino innocente di Andersen che grida che il re è nudo; lei è il Matto shakespeariano. È quel giullare di corte che, protetto dalla sua maschera di follia, è l’unico a cui è concesso dire al Re le verità più atroci: che è vecchio senza essere saggio, che il suo potere è un’illusione e che le sue leggi sono ridicole. Mentre gli altri eroi sono imprigionati nella solennità ridicola dei loro mantelli, Harley usa la sua follia per svelare l’ipocrisia del sistema e invitare a ridere dei potenti.

Se quindi il cinema l’ha resa una star globale, la serie animata prodotta per HBO Max (dal 2019) l’ha resa un’icona postmoderna. Sviluppata da Justin Halpern, Patrick Schumacker e Dean Lorey, la serie è una adult animated comedy vietata ai minori. Carica di violenza ipertrofica, turpiloquio e un umorismo metanarrativo che non risparmia nessuno.

Tre stagioni imperdibili, due meno 

Harley Quinn The Animated Series inizia giustamente con il momento più catartico: la nostra protagonista realizza finalmente che il Joker non l’ha mai amata. Per diventare un’icona autonoma, deve “uccidere” simbolicamente il suo ex amato, emancipandosi dall’ombra del patriarcato criminale. Lo molla e decide di diventare la “Regina del Crimine” di Gotham per conto proprio. 

Insieme a una squadra di perdenti (un King Shark nerd, un Clayface attore fallito e un Doctor Psycho misogino paria della società) e supportata dalla sua migliore amica — poi compagna — Poison Ivy, Harley inizia una scalata al potere che la porterà a scontrarsi con l’intera gerarchia del male.

Tuttavia, bisogna essere onesti nell’analisi. Le prime tre stagioni sono imperdibili: un concentrato di scrittura serrata, satira spietata e un ritmo che non lascia respiro. È qui che avviene la vera decostruzione del mito. La quarta e la quinta stagione mostrano un po’ il fiato corto: la qualità si abbassa, la narrazione perde smalto e quella “furia iconoclasta” delle origini sembra essersi normalizzata. La sensazione è che si sia un po’ smarrita la direzione ricercando nuove dinamiche..

Un femminismo giocoso e sovversivo

Il cuore pulsante della serie comunque è la demolizione sistematica dei capisaldi della mitologia DC attraverso la lente del machismo tossico. Batman è un “sottone” emotivamente stitico e tendente all’autocommiserazione. Il Joker è un narcisista manipolatore che non accetta la libertà della sua vittima. La Legion of Doom, più che un’organizzazione votata alla sovversione del sistema, è un club di vecchi burocrati che Harley deve scardinare. Ma l’umorismo spesso greve di questa serie non risparmia neppure i personaggi minori: viene abbattuto il mito del commissario Gordon, ben altro che eroe tutto d’un pezzo. 

Così come anche i personaggi femminili sono bersaglio di satira per non aver voluto mai dimostrare il loro valore o per essersi nascoste dietro un femminismo di facciata. L’amore tra Harley e Ivy invece non è un modo per cavalcare l’onda queer, ma una delle relazioni più sane mai scritte, basata sulla crescita personale e sul diritto di una donna di essere “cattiva” e autodeterminata fuori dal riflesso di un partner.

Harley Quinn The Animated Series è un bel mix tra commedia e avventura pericolosamente divertente e oltraggiosa per il mondo comics e derivati. Ridicolizza i grandi eventi, mette in scena la fanbase come troll da tastiera e afferma che a Gotham anche i cattivi devono sottostare alla burocrazia. È un’opera che demitizza l’eroismo classico per far emergere l’umanità — pur deviata — dei suoi protagonisti. Non solo Harley Quinn ma anche villain classici come il Joker, Bane e la stessa Poison Ivy non sono più solo una maschera. Cercano di liberarsi dalle etichette per  essere se stessi, senza chiedere scusa. Ma senza neppure pretendere di essere presi troppo sul serio.

E quindi sì, la serie è “woke” nel senso più consapevole del termine, ma usa una satira così feroce da disinnescare ogni moralismo. 

L’Emancipazione è il motore della serie. Il femminismo qui non è un accessorio, è il carburante della trama. Harley distrugge un sistema che si scopre essere di cristallo. Il rapporto Harley-Ivy è scritto con una complessità psicologica che va oltre le etichette. Ridicolizza spietatamente gli stereotipi maschili, dal Joker manipolatore al Batman che in fin dei conti è un rampollo privilegiato che non sa elaborare il lutto. 

E poi non si risparmia un’autoironia tagliente: Harley non è un esempio di virtù. È egoista e violenta. La serie è “woke” perché riconosce e dileggia le strutture di potere, ma fortunatamente resta una commedia scorretta dove nessuno è realmente innocente.

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Untimoteo è un appassionato delle arti cui in passato si è dedicato in maniera selvatica e naif. Spesso irriso per le sue convinzioni, ovvero che il fumetto sia una forma culturale di grande dignità e che l'informatica debba essere antropocentrica, non può definirsi un nerd. I nerd avevano bei voti a scuola. Lui no.

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