Ambientata nella Los Angeles del 1981, tra i canyon dorati del Westside e l’elitaria Buckley School, The Shards (2026, 9 episodi, Disney+) segna il ritorno in grande stile di Ryan Murphy, che traspone in serie tv l’opera di Bret Easton Ellis. Un romanzo uscito nel 2023 in cui la memoria autobiografica si fonde con la metafiction.
Pubblicato in Italia da Einaudi con il titolo Le schegge, il libro segnò il ritorno alla narrativa di Ellis dopo tredici anni. L’autore di Meno di zero e American Psycho vi ricostruisce il proprio ultimo anno di liceo, mescolando esperienze personali, ricordi reinventati e pura finzione. Il protagonista porta il suo nome, frequenta la sua stessa scuola ed è un aspirante scrittore ossessionato dal sesso, dalla violenza e dalle ambiguità delle relazioni umane. Ma quanto di ciò che racconta è accaduto davvero? La stessa incertezza attraversa l’intera narrazione.
Una curiosità: prima di diventare un romanzo, The Shards era stato pubblicato a puntate in forma audio, attraverso il podcast dello stesso Ellis, tra il 2020 e il 2021.
Murphy era un fan di lunga data dell’autore e non si è lasciato sfuggire l’occasione di adattarne l’opera. «Conoscevo le canzoni, conoscevo i vestiti, conoscevo tutto perché l’avevo vissuto. Era la mia epoca», ha raccontato.
Su Mondoserie abbiamo già dedicato a Ryan Murphy un podcast di approfondimento e raccontato, tra gli altri suoi thriller, The Watcher.
Bret, Robert e il Pescatore a strascico
Come nel romanzo, seguiamo la bella voce del diciassettenne Bret, uno scrittore in erba che ci parla della sua giovane doppia vita: mentre in pubblico interpreta il ruolo dell’adolescente etero e perfettamente integrato nel gruppo dei più popolari della scuola, in privato esplora la propria omosessualità. Con un enorme senso di colpa, che presto sfocia in paranoia.
Nel primo episodio di The Shards vediamo Bret infilarsi in un cinema in trepidante attesa: è in programmazione Shining, il film di Kubrick del 1980 tratto dal romanzo di Stephen King, che lui adora.
In quel cinema fumoso e semivuoto di Los Angeles, Bret incrocia un ragazzo dalla bellezza sconvolgente, rimanendo turbato dal suo atteggiamento inquietante e carismatico. Gli basta un’occhiata per percepire una paura sconosciuta che, poco dopo, inizia a concretizzarsi tra i corridoi della sua scuola.
Robert Mallory, il nuovo compagno di liceo, quando si presenta ai compagni e Bret lo riconosce, nega di essere mai stato in quel cinema. Bret non può credergli, certo di averlo visto.
Da quel momento ogni certezza vacilla: non solo Robert si rivela un bugiardo, ma porta con sé un’allure “mostruosa”. Che sembra coincidere con l’improvvisa comparsa di sinistri presagi ed efferati omicidi.
L’equilibrio precario della cerchia di Bret, composta da giovani privilegiati che vivono tra lusso e apparenze, viene scosso da due minacce parallele. L’ombra di un brutale serial killer chiamato The Trawler – il Pescatore a strascico nella traduzione italiana -, che mutila giovani vittime lasciando simboli esoterici per la città. E la presenza di Robert, che Bret vede come un “virus” destinato a infettare il loro mondo incantato.
The Shards: un serial killer nella Los Angeles dei privilegiati
Da quel momento il giovane romanziere comincia a tenere un coltello accanto alla macchina da scrivere mentre lavora al suo primo romanzo fino a tarda notte. E delinea nella sua testa «una stagione di orrore e omicidi che ci avrebbe distrutto tutti».
The Shards percorre con fantastico charme la superficialità dei giovani ricchi e viziati, che cercano di vivere tra gli omicidi come se nulla fosse. Solo Bret, circondato da fiumi di cocaina e feste senza un domani, coltiva un’ossessione verso Mallory che monta all’inverosimile. Certo che sia lui il Trawler, intraprende inchieste private, lanciandosi in pedinamenti del suo inquietante compagno che lo conducono in case vuote, tra gabbie piene di animali e sangue.
Inevitabilmente tutto ciò lo eccita. Ed eccita anche lo spettatore, che non batte ciglio di fronte alle teste mozzate dei compagni che si ritrovano nelle bacheche scolastiche, o alle ragazzine scomparse. Tantomeno ci si stupisce degli omicidi continui, persino durante le gare di ballo.
È il Trawler, si aggira tra noi, lo sanno tutti. Ma continuano le feste scolastiche, i balli dell’homecoming, l’incoronazione del re e della reginetta della scuola e così via. Una vera testimonianza dell’ipocrisia umana. In particolare delle classi agiate, che mettono spesso l’apparenza felice davanti alla sordida realtà.
Il vacillare di queste giovani esistenze, appena scalfite da alcuni interrogativi più esistenziali – l’identità e l’orientamento sessuale, il bisogno di emanciparsi dalla tutela dei genitori – conferisce al racconto un aspetto di vacuità statica.
In fin dei conti, e lo si può considerare anche un successo, The Shards è una terrificante cronaca del nulla.
Una terrificante cronaca del nulla, e due figli d’arte che rimandano agli 80s
In questo Murphy eccelle, e lo amiamo proprio per come prende in giro la società, mostrandola così com’è.
I crimini reggono il filo di queste scene patinate, dove personaggi giovani e bellissimi danno prova di mostruosità essendo semplicemente se stessi. L’intelligenza della scrittura ci porta a pensare che chiunque possa essere il colpevole, il temuto Trawler. Certo, Robert è il più gettonato come serial killer: ma nessuno dei ragazzi, e tantomeno i loro genitori, sembrano innocenti. È un gioco continuo di sospetti, alimentato proprio dall’impossibilità di trovare un terreno solido sotto le apparenze. Il che rende ancora più disturbante l’indifferenza con cui i protagonisti sembrano attraversare un mondo nel quale tutto sta crollando.
Interessantissimo, poi, il cast. Per farci sprofondare negli anni Ottanta, Murphy riunisce anche i figli di due autentiche icone cinematografiche e mondane di quell’epoca. Una delle protagoniste principali, la “principessa” della scuola Susan Reynolds, è interpretata da Kaia Gerber, figlia e impressionante “fotocopia” di Cindy Crawford. Durante la prima stagione, il suo personaggio si avvicina al “cattivo” Robert Mallory, interpretato nientemeno che da Homer Gere, figlio di Richard Gere.
Per chi ne fosse all’oscuro, i due famosissimi genitori – Richard Gere e Cindy Crawford – furono sposati dal 1991 al 1995. Kaia e Homer sono nati da relazioni successive: lei dal matrimonio di Crawford con Rande Gerber, lui da quello di Gere con Carey Lowell.
Murphy ha raccontato di aver parlato con entrambi prima delle riprese, per assicurarsi che non ci fossero imbarazzi legati alla storia dei loro genitori. Se anche uno solo dei due avesse avuto delle riserve, ha spiegato, non avrebbe proceduto.
The Shards: un tuffo brillante e malinconico in un tempo perduto
Al di là dei figli celebri, abbiamo altri giovani talentuosi, tra cui senz’altro il protagonista Bret, interpretato da Igby Rigney, già noto al pubblico grazie ai ruoli nelle produzioni del nostro amato Mike Flanagan: Midnight Mass e La caduta della casa degli Usher. Oltre che la meno felice The Midnight Club.
Primeggia inoltre Wes Bentley, volto storico di Ryan Murphy, apparso in più stagioni di American Horror Story – tra cui Hotel, accanto a Lady Gaga – e altresì celebre per il ruolo di Jamie Dutton, avvocato della famiglia protagonista di Yellowstone. In The Shards interpreta Terry Schaffer, un cinico e ricchissimo produttore cinematografico. Ed è affiancato da uno dei personaggi più “murphiani” di sempre: Steven Reinhardt, suo assistente tuttofare interpretato dal produttore teatrale Jordan Roth. Una vera perla di cattiveria ed eleganza che illumina tutta la serie.
La colonna sonora è uno splendido mix tra le musiche originali di David Klotz e Morgan Kibby, hit degli anni Ottanta e brani scritti appositamente da Troye Sivan, con la collaborazione di Leland. Anche Hayes Warner, che nella serie interpreta Debbie Schaffer, contribuisce con canzoni originali. Una combinazione capace di evocare con precisione un’epoca ormai lontana.
The Shards è un tuffo malinconico e brillante in un tempo in cui, per quei ragazzi, la droga e il sesso erano ancora soprattutto un processo di scoperta anziché di evasione. Un mondo in cui si aveva la sensazione – prima dei virus, di Internet, della crisi climatica e di tutti gli altri infiniti orrori – che tutto fosse possibile.
Veri e propri frammenti di speranze perdute.
Un Ryan Murphy delle origini: Nip/Tuck
















