A soli due anni di distanza dal dirompente successo globale di Baby Reindeer, lo sceneggiatore, creatore e attore scozzese Richard Gadd torna sul piccolo schermo con Half Man, coproduzione BBC/HBO che affonda nel realismo britannico più cupo e viscerale.
La miniserie, in 6 episodi, attraversa oltre tre decenni della coinvolgente storia di due “mezzi fratelli”. Scavando nel legame tossico e viscerale che incatena Ruben Pallister (Stuart Campbell da giovane e lo stesso Richard Gadd da adulto) a Niall Kennedy (Mitchell Robertson da giovane e Jamie Bell da adulto).
Il racconto si apre al matrimonio di Niall, dove la riapparizione di Ruben scatena un’improvvisa esplosione di violenza. Da lì, la storia torna alla Scozia degli anni Ottanta, quando il diciassettenne Ruben entra nella vita e nella casa del poco più giovane Niall. A legarli indissolubilmente è una realtà domestica che, nel clima aspro e conservatore dell’epoca, li trasforma subito in bersagli pubblici. Le loro madri sono amanti, una relazione che li condanna allo status di paria e li spinge ai margini di una società pronta a colpevolizzarli.
Niall, già vittima di bullismo a scuola per la sua presunta omosessualità, trova in Ruben un protettore feroce ma ambiguo. Suo “fratello” lo difende dai bulli esterni con una brutalità spaventosa, ma al tempo stesso lo tormenta e lo sottomette in privato. Si crea così tra i due un legame nevrotico e viscerale, sospeso tra un’attrazione sensuale repressa e una repulsione violenta. Una dinamica che la serie analizza minuziosamente fino alla sua lenta diluizione finale.
Half Man e la metamorfosi di Richard Gadd
Half Man fa discutere per la sua cruda forza e sorprende senz’altro per il cambiamento radicale attuato dal suo creatore e protagonista. Per chi lo aveva conosciuto come Donny Dunn, lo stand-upper fragile e perseguitato dalla psicopatica Martha in Baby Reindeer (qui la nostra discussione nel podcast), la trasfigurazione di Gadd per le esigenze di questo nuovo ruolo è a dir poco stupefacente, frutto di un impegno metodico.
In questa nuova veste, Gadd dà corpo a un uomo dominato da un’aggressività cieca e randagia. Ruben ha scelto la prevaricazione come unico linguaggio per far fronte alle proprie paure. Trascinandosi tra atti di bullismo e una cronica instabilità che lo vede entrare e uscire di prigione per gran parte della vita.
L’attore ha intrapreso una trasformazione fisica radicale che gli ha permesso di guadagnare una massa muscolare “vissuta” e realistica, capace di incutere un senso di timore primordiale. A questa metamorfosi estetica si è aggiunto un profondo lavoro sulla voce, volto a creare un contrasto netto con il tono ansioso e nevrotico del suo personaggio precedente. Gadd ha trascorso mesi a eseguire esercizi vocali quotidiani per approfondire il proprio registro, sviluppando un suono più basso, ruvido e abrasivo. Incorporando grugniti, ringhi e una risata gutturale, ha conferito al suo personaggio una connotazione “animalesca” e intimidatoria che sovrasta fisicamente e psicologicamente gli altri protagonisti.
Gadd ci azzecca nel portare in scena degli archetipi. Ruben è essenzialmente uno stereotipo cupo dell’insicurezza maschile, della rabbia e della violenza, metà uomo, metà bestia. Ma ha stile, e il suo atteggiamento spavaldo e sicuro di sé lo rende adorabile e odioso al tempo stesso. Creando nello spettatore quell’incertezza che permette di proseguire la visione.
Ruben e Niall: fratelli, nemici, ferite aperte
Sia Stuart Campbell, nel ruolo del giovane Ruben, sia Gadd si divertono con il lato più leggero del ruolo. Niall è più complicato: proprio come Donny in Baby Reindeer, è un antieroe le cui disavventure sono per lo più autoinflitte.
Durante tutti gli episodi non cessiamo di chiederci da che parte stare, eppure ci rendiamo conto che entrambi i protagonisti sarebbero due tipi da cui darsela a gambe. Non sono necessariamente cattivi, ma pregni di negatività. Talmente pieni di malessere che infettano automaticamente le vite di chi li circonda. La serie non risparmia nulla: la violenza è incessante, i volti tumefatti sono un motivo ricorrente e l’atmosfera è così cupa da rendere difficile ogni forma di empatia.
Un aspetto fondamentale è infine la natura metatelevisiva dell’opera: nel finale, Niall diventa un autore di successo scrivendo della sua relazione con Ruben, e la sua furia contro i giornalisti che cercano l’ispirazione reale sembra la risposta diretta di Gadd alle polemiche nate intorno alla sua vita privata.
A differenza di Baby Reindeer, lo show non si basa su fatti realmente accaduti. Tuttavia, ciò che Half Man condivide con la prima opera del suo creatore è un’esplorazione brutalmente cruda della confusione sessuale, della mascolinità tormentata e dell’abuso emotivo.
Ruben e Niall sono compagni di stanza d’infanzia, fratelli e nemici per tutta la vita. A intervalli alterni uno sovrasta l’altro, cercando di rovinargli la vita in modo più o meno incosciente. Non si tratta, come in Baby Reindeer, di un rapporto tra stalker e perseguitato, ma la loro relazione è altrettanto problematica quanto quella di Martha e Donny. Ruben ha poco controllo sulla sua rabbia e brutalità, così come Martha era incapace di frenare la sua gelosia ossessiva.
Half Man e la violenza maschile secondo Richard Gadd
Sono temi che lo stesso Gadd sta ancora cercando di comprendere, sia attraverso la sua arte sia nella sua vita privata.
Gadd ha dichiarato di aver scritto Half Man per esplorare “un certo vuoto nell’anima che deriva, forse, dalle pressioni che ho avvertito in quanto uomo”. L’autore ha parlato pubblicamente delle aggressioni che ha subito, trasformandole nel soggetto della sua prima serie: “Non riuscivo più a tenermi tutto dentro. La prima cosa che ho fatto, prima ancora di parlarne con chiunque, è stata scriverne. Credo che l’arte mi abbia sempre offerto un terreno di gioco per esplorare le cose con cui sto lottando”.
Nonostante l’oscurità inesorabile, Half Man conferma Gadd come una delle voci più potenti nel trattare la violenza maschile e la faticosa lotta per l’accettazione di sé, consegnandoci un’opera che è una ferita aperta e profonda.
Arrivati a questo punto, dopo aver metabolizzato ogni singola sfumatura dei suoi abissi personali, noi spettatori non possiamo che augurarci che la prossima creazione di Gadd attinga a momenti più felici della sua vita.
I suoi traumi, ormai, li abbiamo assorbiti tutti.
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