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Crime Scene: The Vanishing at the Cecil Hotel: una scomparsa piena di spettri e teorie

La docuserie sulla scomparsa di Elisa Lam racconta le folli ipotesi nate tra gli investigatori amatoriali del web

di Livio Pacella
07/11/2026
in Documentari, In primo piano
cover di The Vanishing at the Cecil Hotel per Mondoserie
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Crime Scene: The Vanishing at the Cecil Hotel (in it. Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel) è una docuserie (Netflix, 2021) in quattro episodi di 50 minuti circa l’uno. Prima stagione di una antologica – prodotta, assieme all’inseparabile Brian Grazer, da Ron Howard. Dedicata ad alcuni tra i più inquietanti e cupi casi della cronaca nera americana (con The Times Square Killer e The Texas Killing Fields) ed europea (Crime Scene Berlin: Nightlife Killer), lo show è ideato e diretto da Joe Berlinger, veterano del campo documentaristico (Jeffrey Epstein: Filthy Rich, Madoff: The Monster of Wall Street). E prodotto da Netflix, che nel campo true crime è ormai divenuta la piattaforma di riferimento.

Oggetto della docuserie è la scomparsa di Elisa Lam, ventunenne canadese di origini cinesi, avvenuta ad inizio 2013 nel mitico – e famigerato – Cecil Hotel, nel noto quartiere Skid Row, nel cuore della Downtown di Los Angeles. Il Cecil Hotel, avendo ospitato la giovane in questione e la sua tragica scomparsa, è un altro protagonista della storia.

Assieme alle frenetiche indagini, a titolo personale o meglio, amatoriale, condotte in rete dai cosiddetti ‘segugi del web’ (internet sleuth). Indagini che, venendo dalla recentissima esperienza con Luka Magnotta (vedi Don’t F**k With Cats) hanno partorito una miriade di pittoresche e più o meno strampalate teorie… 

Something in the water…

Indagini condotte da un vero e proprio stuolo di cacciatori di misteri del web. Che, a partire – come vedremo – da un singolare filmato di sorveglianza, hanno trasformato questa storia in un’ossessione planetaria. Diversi tra loro compaiono nelle interviste di The Vanishing at the Cecil Hotel. A raccontare questa assurda vicenda sono chiamati anche l’ex direttrice dell’albergo, i veri detective che seguirono il caso e il coroner del Dipartimento di Polizia di Los Angeles. Non mancano i soliti esperti vari, dallo storico dello Skid Row, uno dei quartieri più poveri e problematici di L. A., alla neuropsicologa. Passando naturalmente per i già citati segugi del web.

Meglio quindi iniziare, per così dire, dall’inizio. Elisa Lam, giovane studentessa dell’University of British Columbia, parte da sola nel gennaio 2013 da Vancouver, Canada, per un viaggio lungo la costa occidentale. Passando da San Diego, USA, approda a Los Angeles. Dove si ferma al Cecil Hotel. Il 31 gennaio Elisa scompare nel nulla. 

Gli ospiti dell’albergo, all’incirca una ventina di giorni dopo, cominciano a lamentarsi per il colore brunastro e per lo strano sapore dell’acqua. Il 19 febbraio tale Santiago Lopez, addetto alla manutenzione, salito sul tetto per controllare i quattro serbatoi idrici, trova il cadavere di Elisa Lam – nudo – in uno di questi. Macabro particolare: si tratta dell’acqua bevuta e usata per lavarsi dagli ospiti dell’albergo…

Morte accidentale. Niente soluzioni spettrali né colpi di scena da romanzo gotico. Che erano invece stati prefigurati a gran voce, in decine di diverse ipotesi, dall’esercito di internet sleuth. Il caso Lam è stato tra i più rimuginati dell’era digitale, a causa dell’inquietante ultimo video in cui si vede Elisa ancora viva. In un ascensore. 

The Vanishing at the Cecil Hotel: il video maledetto

Difficile nel mondo di internet non essersi imbattuti, pur magari non conoscendo il nome di Elisa Lam, nel suddetto video. In cui una ragazza non riesce ad uscire da un ascensore: gesticola nervosamente, sembra spiare qualcuno o qualcosa che noi non possiamo vedere, schiacciando istericamente tutti i pulsanti… Mentre le porte, inspiegabilmente, restano aperte più del dovuto. 

Prima del ‘maledetto’ video di Elisa, viene però il Cecil Hotel. E con questo, lo Skid Row di Los Angeles, da sempre noto per essere uno dei più grandi e storici agglomerati di homeless degli States. L.A. è una delle mete turistiche statunitensi più desiderate e gettonate. Centro nevralgico dell’industria cinematografica e culla dell’american dream. Si immagina di passeggiare per il Sunset Boulevard, in cui splende sempre il sole, di correre sulla spiaggia di Santa Monica o di ammirare dal vivo la scritta ‘Hollywood’ tra le verdi colline… 

Questa è la Los Angeles chimerica, la fantasia che si lascia da tutti sognare. E poi c’è, nel cuore di L.A., lo Skid Row. Ospitando migliaia di baraccati tra tende, cartoni e marciapiedi (le stime, a seconda dei periodi variano dalle cinque alle diecimila persone), eroina (oggi fentanyl) e alcol scorrendovi a fiumi, criminalità e degrado sono lì legge e consuetudine.

Skid Row

Il Cecil Hotel venne costruito nel 1924, in pieno slancio di prosperità, concepito come albergo di lusso a buon mercato. Quattordici piani, circa settecento camere distribuite su tre edifici paralleli. Ci si poteva dormire una sola notte oppure fermarsi un mese intero. Poi la Grande Depressione, e i decenni a seguire, lo trasformarono da elegante ritrovo borghese in fatiscente dormitorio per reietti, emarginati e malviventi. 

Negli anni Ottanta Skid Row è all’apice della sua lugubre e infernale violenza. Il Cecil Hotel ne è la perfetta sublimazione: suicidi, omicidi, overdose… Con un perpetuo sottofondo di rapine, stupri e aggressioni. Sia nelle strade del quartiere che nei corridoi dell’hotel regna l’anarchia. Come ci racconta Kim Cooper, storica di Los Angeles, la gente viene uccisa e derubata al suo interno, o addirittura defenestrata (ovvero lanciata fuori dalle finestre)…

Degli assassini seriali (almeno un paio) che oggi sappiamo essere stati lì alloggiati, vale la pena ricordare Richard Ramirez, the Night Stalker (vedi il nostro articolo sulla docuserie The Night Stalker). Nell’estate del 1985 dicono attraversasse la hall del Cecil coperto di sangue, senza che nessuno ci facesse troppo caso… 

Per concludere la mitologia legata al Cecil Hotel: Ryan Murphy lo ha trasformato nell’Hotel Cortez della sua quinta stagione di American Horror Story (con Lady Gaga nei panni della matrona), mentre Ghost Adventures si è per due ore addentrato nella sua “energia oscura e potente”. Per finire, è stato definito come (l’ennesimo) “hotel più infestato d’America”…

The Vanishing at the Cecil Hotel: dati da pronto soccorso più che da albergo

Talvolta The Vanishing at the Cecil Hotel si presta ad una consapevole e distorta edificazione di questo posto. La stessa ex direttrice, Amy Price, che lo ha diretto per circa un decennio, alla domanda se esista in tutto l’edificio una stanza in cui non sia morto nessuno, non risponde. Ammette ci siano stati circa ottanta morti (numero non confermato) nel suo decennio di gestione. Le forze dell’ordine parlano di più chiamate di emergenza al giorno. Dati da pronto soccorso più che da albergo… 

Dagli anni ‘80 in poi, lo Skid Row è stato volontariamente convertito in un gigantesco ghetto di spaccio – uno dei più grandi mercati di droga dell’America occidentale – ed emarginazione,  Sorvegliato dalla polizia perché nessuno potesse uscirne. Una politica sociale di contenimento che ha trasformato cinquantasei isolati in inferno a cielo aperto. Non stupisce dunque che, in un albergo incastonato in tale ecosistema, si contassero molteplici chiamate di emergenza al giorno.

Luogo per eccellenza deputato a tristi epiloghi e assurde coincidenze, la leggendaria maledizione del Cecil Hotel assume connotati che vanno dall’isterico al farsesco, lasciando alla docuserie – ma ancora prima ai segugi del web – ampio margine per indugiarvi, talvolta in modo a dir poco stucchevole e lezioso. Nascondiglio per assassini, stupratori, tossici ed ex galeotti, in questa vischiosa ragnatela di misere e tragiche storie Elisa Lam cade quasi per inerzia. Una giovane capitata nel luogo e nel momento sbagliati, in un luogo in cui ogni momento è sempre sbagliato…

Una spiegazione semplice

La figura forse più sfuggente tra quelle intervistate è quella dell’ex direttrice del Cecil Amy Price. E nel suo racconto vi è almeno un nodo che rimane irrisolto. Informato che Elisa manifestava un comportamento strano, l’albergo non fece nulla. Price spiega che stranezze del genere erano di ordinaria amministrazione in un hotel che ospitava prostituti e prostitute, persone con dipendenze, disturbi psichici ecc. Elisa non meritava, dunque, un’attenzione particolare. L’ex direttrice afferma inoltre di aver chiamato sua madre, per annunciarle che era successo qualcosa di molto brutto e di tenersi pronta, prima di chiamare la polizia… 

Ovvio che, davanti ad una docuserie che tende a trasformare ogni spettatore in un investigatore, una tale dichiarazione non possa che suscitare sospetto. Ovvio, e strano. Strano, poiché la morte di Elisa Lam avrebbe – ha – una spiegazione semplice. Ed estremamente ragionevole. O, se si preferisce, razionale.

La brillante studentessa ventunenne sta viaggiando da sola per dimostrare a se stessa e alla sua famiglia la propria indipendenza. Attraverso la sua pagina blog su Tumblr possiamo seguire l’evoluzione del suo viaggio, tra sfoghi e confidenze. Berlinger sceglie di affidare la lettura di alcuni tra questi ad una fittizia voce di Elisa, creando in tal modo una sorta di potenziale ‘empatia disturbante’. 

The Vanishing at the Cecil Hotel: the web sleuth

Veniamo dunque a conoscenza della depressione e del disturbo bipolare di Elisa Lam. Della sua lotta quotidiana contro questi e del suo combattuto rapporto con i medicinali. Dopo il 31 gennaio 2013, più nulla. Dopo due settimane di ricerche a vuoto, la polizia di Los Angeles diffonde in rete il video del suo ultimo avvistamento, prelevato dalla telecamera di sorveglianza di uno degli ascensori dell’albergo. Quel filmato avrebbe in seguito superato i ventotto milioni (sic) di visualizzazioni. 

Le immagini di sorveglianza sono note: Elisa entra ed esce dal vano di un ascensore fermo, schiaccia i pulsanti senza ordine apparente, gesticola in modo inconsulto e confusionale, sembra ora rivolgersi ora temere qualcuno – o qualcosa? – che l’obiettivo non mostra, mentre le porte stranamente non si chiudono nei tempi previsti… Fino a che non esce dall’obiettivo e svanisce, inghiottita dal Cecil Hotel. Dov’è finita, cosa le è capitato? Perché quell’assurdo e incomprensibile comportamento? La strana natura del filmato ha fatto sì che ‘il caso di Lam’ si diffondesse a macchia d’olio. Diventando oggetto di discussioni su gruppi Facebook, pagine Reddit e numerosi canali YouTube, tutti dedicati a indagare sull’inspiegabile scomparsa della giovane.

The Vanishing at the Cecil Hotel racconta come questa storia, in virtù del video, abbia subito attratto migliaia di persone, ‘i segugi del web’ – web sleuth. Che hanno affrontato la sua scomparsa come un rebus da risolvere. In un tempo in cui la confusione tra realtà e finzione, come tra indagine e spettacolo, è ormai giunta al massimo. Gente che dichiara apertamente di non credere alle conclusioni del medico legale, perché non rientrano nella trama che si sono creati. Che vaneggia imperdonabilmente su problemi di estrema gravità come i suicidi legati al bipolarismo…

Un’arma a doppio taglio

Vengono allora ipotizzati complotti sul fatto che tutti gli impiegati del Cecil fossero d’accordo. O che la polizia stesse coprendo tutto e che Elisa fosse addirittura un agente governativo inviato per infettare i senzatetto di Skid Row con la tubercolosi, al fine di ridurne drasticamente il numero e così favorire una successiva speculazione immobiliare. E ancora teorie e accuse secondo cui la sua morte riecheggia troppo la trama di Dark Water, film horror del 2002… 

La rete è risaputamente un’arma a doppio taglio. Soprattutto se si ha a che fare con uno stuolo di appassionati blogger e youtuber. Indistintamente animati da ossessioni, paranoie e squallida venalità. È uno strumento per avvicinare persone con i medesimi interessi e creare delle comunità. Ma anche un luogo in cui far nascere le teorie più strampalate, accusando senza prove persone innocenti.

Emblematico in questo senso quanto accaduto a Pablo Vergara, musicista messicano heavy metal, nome d’arte Morbid Blackstar. Pur avendo soggiornato al Cecil un anno prima dell’arrivo di Elisa, avendo scritto una canzone con allusioni alla sua scomparsa, è stato travolto da insinuazioni, insulti e minacce di una violenza parossistica. La sua carriera e la sua vita sono andate letteralmente in rovina. Cosa che ricorda maledettamente da vicino il suicidio del ragazzo ingiustamente accusato dalle indagini narrate in Don’t F**k With Cats. 

La passione diviene, nel mondo del web sleuth, ossessione. Si cerca a tutti i costi una propria verità, non importa quanto sempre più si allontani dalla realtà. Che sfocia facilissimamente nella scivolosissima palude delle teorie cospirative. 

The Vanishing at the Cecil Hotel: un colpevole a tutti i costi

Comunque, a prescindere dai quesiti sulla veridicità delle voci sull’hotel infestato o sull’eventualità della presenza di un serial killer quella sera, lo youtuber John Lordan nota che il filmato è stato rallentato e privato di alcuni secondi. Torres invece ricorda che nessuno ha alla fine stabilito chi abbia montato il filmato. E che la polizia si sia recata con i cani molecolari nel punto in cui si è dopo trovato il corpo, senza però riuscire a trovarlo. 

Dettagli che stridono con la sicurezza del verdetto conclusivo – morte accidentale -, è vero. Ad ogni modo, i detective della polizia smontano una a una tutte le folli teorie complottiste. E Judy Ho, neuropsicologa, invita a comprendere cosa potesse passare per la testa della ragazza in quei giorni. Una ragazza che, a causa dei farmaci che aveva smesso di prendere, stava soffrendo. E perdendo la bussola.

Perché dalle analisi effettuate con l’autopsia sul corpo di Elisa – morta annegata dentro una delle quattro cisterne d’acqua poste sul tetto dell’albergo – non emergono fratture né altre lesioni che possano suggerire, ad esempio, un omicidio. Gli esami tossicologici non hanno rilevato né alcol né droghe pesanti. Viene però notato che Elisa aveva assunto meno farmaci di quanti avrebbe dovuto per il suo disturbo. Secondo altre fonti, aveva semplicemente smesso di prenderli. Questo potrebbe averne alterato la lucidità, e potrebbe altresì spiegare il suo comportamento bizzarro durante il soggiorno. E nell’ascensore. Un delirio psicotico. Morte accidentale.

Ma, nonostante il ritrovamento del cadavere, il bisogno di verità dei detective della rete non è sedato, viene anzi fomentato. Cercano indizi sull’identità di un possibile assassino, perché l’incidente non viene nemmeno considerato. Ci vuole un colpevole a tutti i costi, perché questo è il quadro che della storia si sono fatti. Un omicidio. Punto.

Inghiottita da quella fluida oscurità…

Eppure, quella che all’inizio sembrava una storia di assassini, demoni e fantasmi, non è che la triste vicenda di una ragazza che stava soffrendo. Molto. Vero che la gravità dei disturbi di Elisa, in questa docuserie, è sempre trattata con gravoso rispetto. E che la seconda metà dell’ultimo episodio è davvero toccante. Vero anche che, dopo ore di indulgenza nei riguardi del macabro e del paranormale, il documentario non fa nulla per indagare il vasto e ignoto mondo che si nasconde dietro la sua malattia…

Elisa è descritta come una giovane ricca di potenzialità, ma ancora fragile. In cerca del suo posto nel mondo e alle prese con un forte disturbo della personalità. Una forma acuta di bipolarismo la porta a vivere momenti di buon umore ed energia accanto ad altri di depressione e svuotamento. Elisa appare impegnata a navigare in una realtà fluida, senza punti di sostegno, e disorientante. Ma è il mondo, più che il Cecil, che alla fine sembra pronto ad inghiottirla… Quando ha scelto – se l’ha scelto – di affrontare il mondo priva della sua solita armatura, è stata inghiottita da quella fluida oscurità… E vi è annegata.

Senza dubbio le teorie del complotto dell’esercito di internet sleuth hanno finito per oscurare la verità più di quanto l’abbiano chiarita. La docuserie, in questo senso, non racconta tanto un misterioso delitto – che non c’è – quanto il mistero dell’oscuro e articolato ecosistema che gli si è formato intorno. Un ecosistema di cui fanno per l’appunto parte tutti i segugi fai-da-te del web. Esattamente come ne facciamo anche noi, che stiamo guardando The Vanishing at the Cecil Hotel…

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Livio Pacella [altrove Al Lecap o liviopacella]. Attore, autore, regista, filosofo ballerino, poeta maledetto, bohemien, da tempo impegnato nella stesura del proprio curriculum, continua a vivere, tra lo stupore generale, al di sopra dei suoi mezzi.

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