Out There: Crimes of the Paranormal (Hulu, 2024) è una docuserie di 8 episodi tra i 40 e i 50 minuti riguardanti altrettanti casi true crime (da noi si direbbe: di cronaca nera), a vario titolo intersecati con il mondo del paranormale. Ciò che infatti caratterizza questi crimini – quasi tutti cold case – avvenuti in diverse città del Nord America, è la convinzione di alcuni che il soprannaturale vi abbia giocato un ruolo chiave. Anzi, secondo la piattaforma Disney+ – su cui Out There è attualmente visibile -, un ruolo addirittura scioccante.
Anche se, a dire il vero, il soprannaturale non è mai al centro di questi crimini, ma piuttosto sullo sfondo. Questi delitti, per lo più ancora insoluti, sono stati infatti – ciascuno a suo modo – ammantati da una narrazione paranormale. Il che ha talvolta contribuito non poco – chissà, forse anche volutamente – a sviare le indagini. Ma non occorre evocare demoni, alieni o cripto creature per trovare i mostri. I mostri sono per lo più umani, troppo umani.
Prodotto, tra gli altri, dai fratelli Duplass (Room 104), questo show sembra essere stata una risposta diretta a Netflix, che un paio di mesi prima aveva lanciato il remake di Unsolved Mysteries, cult degli anni ‘80 e ‘90.
Attentato antirettiliano
Non tutti questi casi sono irrisolti. Ad esempio il primo episodio tratta la terribile esplosione avvenuta nel 2020 nel centro di Nashville. Causando notevoli danni agli edifici circostanti e alle comunicazioni (uno degli edifici in questione era un centro nevralgico per queste ultime). Anthony Quinn Warren, autore dell’atto terroristico, si lascia esplodere assieme al suo camper in piena notte. Non prima però che gli altoparlanti disposti sul tetto del veicolo avessero allertato per diverso tempo la popolazione, con un messaggio registrato, affinché potesse evacuare la zona e mettersi al riparo. Lo scopo di questa immolazione esplosiva? Aprire gli occhi dell’America e del mondo intero, colpevole di continuare ad ignorare il segreto dominio dei rettiliani sulla razza umana.
Secondo questa vulgata complottista, i rettiliani sarebbero alieni mutaforma – in realtà simili a lucertole umanoidi (i Visitors?) – che vivono sul nostro pianeta, infiltrati ai più alti livelli della politica e dell’industria. La loro agenda non sarebbe chiarissima: per alcuni si nutrono letteralmente di esseri umani, per altri del nostro dolore… Sulla rete esiste una miriade di siti pronti a spiegare dettagliatamente chi sono e cosa vogliono. Ciascuno naturalmente proponendo una propria particolare teoria. Chi ci racconta tutto questo è W. Scott Poole, storico della cultura.
Questo primo episodio da una parte spiega con dovizia di dettagli come questa bizzarra teoria del complotto sia nata e come si sia in seguito così largamente diffusa. Dall’altra propone l’angosciante testimonianza di Pamela Perry, al tempo cara amica di Warren, che cercò vanamente di avvisare le forze dell’ordine. Venendo presa per pazza dalle autorità e avendo messo a rischio la sua vita, tanto da doversi trasferire in fretta e furia per sfuggire alla vendetta di Warren.
Out There: “se credi a queste cose, devi essere pazzo”
Mentre scorrono le immagini finali della devastazione causata dalla bomba, sentiamo l’ultimo commento di W. Scott Poole: “L’unica cosa che puoi fare con il mostro è… beh, devi distruggerlo”. Eppure, secondo i fratelli Duplass: “Il folklore sui criptidi è spesso visto come qualcosa del tipo: ‘Se credi a queste cose devi essere pazzo’. Ma quando ti siedi a parlare con queste persone, molte di loro sembrano perfettamente razionali e stanno semplicemente raccontando la loro esperienza”.
Ogni episodio schiude un folle mondo a sé, più o meno irrisolto. C’è l’investigatore UFO incastrato e arrestato per aver – più o meno scherzosamente? – pianificato di avvelenare qualche politico locale. Giudicato mentalmente disturbato è da quasi 20 anni rinchiuso in manicomio. Un altro complotto? C’è il bambino che scompare nel nulla tra le Smokey Mountains. Dopo settimane di ricerche che arrivano a coinvolgere anche i berretti verdi (perché?), di lui non c’è ancora nessuna traccia. Qualcuno ipotizza sia stato preso da un Sasquatch.
C’è l’omicidio di una quindicenne, negli anni ‘70, il cui corpo viene ritrovato in un bosco, circondato pare da segni e simboli legati a rituali satanici. Si parla addirittura di streghe. Molto più terra terra invece la truffa a danno di signore anziane nella Chinatown di San Francisco, ma si evincerà presto la truffa essere in opera in mezzo mondo. Le cinesi in questione vengono convinte che il figlio scapolo sia stato preso di mira da una donna fantasma, che vuole con lui sposarsi. Il che significa per l’uomo morte certa entro pochi giorni. A meno che non si conduca subito un particolare rituale, in cui entrano in gioco tutti i beni materiali – soldi e gioielli – della povera vittima…
I cold case, tra mancanza di prove e teorie del complotto
Out There intervista testimoni del tempo, giornalisti, poliziotti e vari esperti e studiosi, sì da contestualizzare di volta in volta lo specifico fenomeno paranormale in una prospettiva storica e sociale. A questo si aggiungano le sequenze animate, più o meno disturbanti, che accompagnano la descrizione degli avvenimenti, più o meno ipotetici. Vengono evitate le ricostruzioni eccessivamente drammatizzate, preferendo i disegni a mano. Che non si limitano a illustrare, ma riescono ad evocare atmosfere e sensazioni. A trasportare gli spettatori nel confine sfumato tra mito e realtà. L’aspetto etereo delle immagini fa sembrare il paranormale sempre in agguato.
Ancora i Duplass: “Abbiamo pensato: è davvero affascinante. Credono a queste cose perché sono vere? Credono a queste cose a causa di qualche trauma? Oppure qualcuno sta sfruttando queste credenze per controllarli? E tutte queste cose sono vere, in vari gradi“.
Esiste una grande quantità di casi irrisolti in tutto il mondo. Molti sono cold case rimasti intatti per decenni. Non è una novità, e molti show televisivi hanno cercato di esplorarli in lungo e in largo. Da alcuni di questi sono generate nel tempo teorie del complotto, estreme o strampalate, spesso a causa della frustrante mancanza di prove. Sebbene molte di queste siano completamente infondate, potrebbe in alcune esserci del vero? Potrebbero esserci forze non umane – o non immediatamente comprensibili – in gioco in alcuni di questi casi?
Out There: Into the Twilight Zone
Le testimonianze più affascinanti sono quelle delle persone direttamente coinvolte in questi crimini misteriosi. I racconti in prima persona sono sempre particolarmente interessanti, soprattutto quelli di chi afferma di aver avuto incontri con spiriti, criptidi, alieni e simili. I Duplass sperano che gli spettatori “imparino qualcosa nel profondo su alcune di queste microculture a cui non avevano mai pensato prima. Spero che, quando leggeranno un titolo che sembra folle e vorranno giudicare qualcuno, penseranno al tempo trascorso con qualcuno simile e rifletteranno in modo diverso…”
Ovviamente le interviste di Out There: Crimes of the Paranormal includono anche scettici e persone che credono ci sia una spiegazione semplice per quanto accaduto, spesso definendo assurde le teorie soprannaturali. Questa docuserie ci invita in una zona crepuscolare, una twilight in cui gli orrori della criminalità si incontrano e scontrano con il sottile fascino del paranormale. La serie bilancia la brutalità concreta del comportamento umano con il peso etereo dei miti, delle leggende urbane e dell’inspiegabile. Un ibrido raro, che può attrarre sia gli scettici orientati alla logica sia gli appassionati del mistero, intrecciando l’ordinario in straordinario e la violenza in enigma.
Certo, gli episodi di Out There sono discontinui, alcuni casi sono piuttosto stravaganti e altri un po’ forzati nel loro collegamento con il paranormale. Ma ciò nonostante l’intento di ciascuno è di riflettere l’umano conflitto tra razionalità e irrazionalità. La straordinaria e inquietante forza di queste credenze – come quella del Goatman di Louisville o dello Skinwalker presso i Navajo – è così potente da riuscire a trasformare la realtà circostante in qualcosa di terrificante – e incomprensibile.
The Truth Must Be Out There…
I Duplass hanno scelto di indagare storie che non erano ancora state raccontate, affrontando anche temi inaspettati. Questioni sociali come politica, sistema giudiziario, razzismo, corruzione e altro. Ma la serie, come abbiamo detto, non si limita a raccontare questi casi, per quanto insoliti. Analizza i meccanismi stessi della credenza paranormale. Ad esempio come l’ossessione per i rettiliani possa portare un uomo ad un atto distruttivo, ad una devastazione fisica e psicologica. Quest’uomo era sopraffatto dalla sua credenza. La sua stessa realtà ne è risultata completamente trasmutata.
O ad esempio come il dolore di una comunità possa trasformarsi in una caccia alle streghe. Talvolta sembra proprio essere la follia dentro di noi a cercare una narrazione in cui rifugiarsi. Una narrazione che, illuminando la meraviglia creatrice della mente umana, ne mostra anche la distorsione della comprensione del reale. Ma cos’è infine reale?
Interstellar Voyager è forse l’episodio più bello, sicuramente tra i più emozionanti. Un giovane uomo – un genio intuitivo della meccanica, un inventore, un costruttore – comincia a dire in paese di essere in contatto con gli alieni. Vogliono portarlo sul loro pianeta, e lui è d’accordo. Dice quando accadrà. E, proprio in quella data, scompare. Nel nulla? Chissà. Il paese è diviso. Le forze dell’ordine dicono una cosa, i suoi amici un’altra. Qual’è la verità? Di questi tempi non occorre il paranormale per mettere in crisi il concetto di verità… Anyway, the truth is out there… It must be out there… or not?
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