Ascolta la puntata e iscriviti al podcast!
Underdogs. É tutta natura, baby… | Documentari
Underdogs, podcast | Puntata a cura di Untimoteo.
Le cinque puntate da poco più di mezz’ora di Underdogs sanciscono il definitivo approdo della scienza nel mondo dell’entertainment. Questo documentario di National Geographic (in Italia su Disney Plus) si fregia della voce narrante dell’attore Ryan Reynolds, attore giunto alla notorietà con pellicole che oscillano sempre tra commedia e azione. E lo spirito di uno dei suoi personaggi più noti, Deadpool, sembra aver contagiato anche il canale di divulgazione scientifica. Regalandoci un prodotto che non ha nulla della seriosità dei tempi andati.
Underdogs strizza l’occhio ai cliché di Hollywood ma con dei protagonisti d’eccezione: iene, millepiedi, pipistrelli, tassi, gamberi e leoni marini. Gli “sfigati” della natura, quelli che di solito nei documentari sono sullo sfondo o entrano nelle inquadrature per caso (o perché vengono mangiati).
Al di là della confezione ironica, i filmati hanno dell’incredibile: al punto tale che arriverete a dubitare della loro veridicità. E invece è così, la natura non ha bisogno di effetti speciali. Soprattutto nei suoi esemplari più sorprendenti.
“Documentari” è il format del podcast di Mondoserie dedicato all’approfondimento delle produzioni non di fiction.
Questa non è Hollywood
I cinque episodi di Underdogs si focalizzano ognuno su diversi aspetti che ci dovrebbero portare a rivedere il nostro giudizio sul mondo animale. Ci sono momenti per i forti di stomaco. Tant’è che il termine che Reynolds ripete con più assiduità è “gross”: ovvero schifoso, volgare, lordo, sfacciato. Per noi.
Perché in realtà siamo in presenza di fenomeni assolutamente naturali che hanno alle spalle millenni di evoluzione. Il fatto che l’alce si bagni della propria urina per attrarre le femmine ha permesso alla specie di perpetuare. Allo stesso modo sembra impossibile che esista un gambero capace di sparare bolle di calore talmente intense da poter perforare la pelle di qualunque predatore. Ma non vi consiglio di ingaggiare discussioni con il gambero pistola. Infine, se il vostro vicino è un tasso del miele pregate di stargli simpatico perché parliamo di una bestiolina di appena 80 cm che si nutre di serpenti velenosi e scorpioni, capace di infilare il muso in un alveare incurante delle api e che attacca briga con leoni e ghepardi.
Il valore scientifico di questa serie è poco più che un pretesto per mettere assieme un’accozzaglia di comportamenti curiosi del regno animale. Ma almeno non c’è pretesa, è intrattenimento dichiarato. E la scelta di Reynolds toglie ogni equivoco. La natura è intrattenimento. Ogni puntata ha un taglio preciso con riferimenti a generi cinematografici. Ecco quindi che Superzeroes, la prima puntata, vede la nostra voce narrante cercare di assemblare una squadra di reietti dotati di poteri straordinari. Che poi sono animali con doti bizzarre. La seconda puntata fa riferimento a un’istituzione umana: la famiglia e più precisamente si concentra sul concetto di genitorialità. E intitolandosi Terrible parents potrete immaginare che non manchino scene imbarazzanti o crudeli dal nostro punto di vista.
Se poi un rituale di accoppiamento ci sembra ridicolo, come quelli della terza puntata del documentario, Sexy beast, in realtà stiamo ridendo dell’incredibile somiglianza con i nostri goffi tentativi di quando eravamo ragazzi. Il quarto episodio (The Unusual Suspects) è costruito come la trama di un Heist Movie, ovvero uno di quei film in cui un vecchio e astuto rapinatore mette insieme una banda di talentuosi malviventi con lo scopo di mettere a segno il colpo del secolo. E una scimmia, un bruco, uno sciacallo e un pesce mimetico sembrano la squadra perfetta. In particolare il macaco che ha imparato a rubare gli smartphone per ottenere come riscatto della frutta fresca o delle succulente uova.
Infine il trionfo del Totally Grossout ovvero di tutte quelle abilità sì straordinarie ma che, almeno dal nostro punto di vista, sono difficili da mandar giù. Underdogs per prima ci porta le straordinarie immagini di una grotta della Nuova Zelanda completamente illuminata al suo interno da magici filamenti luminescenti. Uno spettacolo grandioso, un fenomeno che sembra magico. A patto di sopportare l’idea che i centinaia di festoni luminosi non sono altro che il muco che le larve fungine espellono dal loro addome con lo scopo di intrappolare altri insetti di cui cibarsi.
Underdogs: scienza o intrattenimento?
Tra i meriti che vanno ascritti a Underdogs c’è quello di porre l’accento sulle troppe volte in cui proiettiamo sugli animali i nostri tic, le nostre idiosincrasie. Nel famosissimo saggio L’anello di re salomone Konrad Lorenz, il padre dell’etologia a sua volta noto per i metodi poco ortodossi, punta il dito su un madornale fraintendimento tra gli umani e gli altri animali. Nel capitolo Quando gli animali ci fanno ridere, Lorenz declama una sacrosanta verità: se ridiamo degli animali in realtà stiamo ridendo di noi stessi.
Quando i comportamenti di animali buffi ai nostri occhi suscitano ilarità (e anche se non vedete questa serie basta aprire un qualunque social network per vedere povere bestioline ridicolizzate) in realtà stiamo subendo una caricatura spietata di noi umani. Diverso il discorso del ridere di aspetti cosiddetti grotteschi.
Sempre Lorenz in un altro passo del medesimo capitolo dice una cosa di una bellezza e profondità assoluta: “Il buon conoscitore degli animali raramente ride dei loro aspetti bizzarri e spesso io mi arrabbio quando al giardino zoologico, o all’acquario, i visitatori ridono di un animale che nell’estremo adattamento a particolari condizioni di vita ha sviluppato una forma corporea un po’ aberrante. Il pubblico ride di cose che per me sono sacrosante: il mistero della trasformazione della specie, della creazione e del creatore. La forma grottesca di un camaleonte, di un pesce palla o di un formichiere suscita in me una devota meraviglia, mai un senso di ilarità”.
Leggi l’articolo sul grande documentario Nature

















