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The Peripheral – Inverso, il profetico mondo di William Gibson

Cancellata la seconda stagione di uno show visionario, tra thriller e fantascienza, ispirato all’omonimo romanzo del padre del cyberpunk 

di Livio Pacella
19/05/2024
in Articoli
Cover di The Peripheral - Inverso per Mondoserie
2.2k
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Non ci sarà un futuro per The Peripheral (in it. Inverso – The Peripheral), serie statunitense di cui a fine 2022 ha debuttato su Prime Video la prima stagione (8 episodi di 1h circa). Lo show era tratto dall’omonimo romanzo del 2014 di William Gibson, autore culto e padre putativo del cyberpunk. Ideatori e produttori esecutivi di questo sci-fi sono, assieme agli autori Vincenzo Natali e Scott B. Smith, Jonathan Nolan e Lisa Joy (già creatori di Westworld e del recente adattamento di Fallout). Prima confermata, la nuova stagione è stata invece poi cancellata da Amazon Prime.

Sci-fi, science-fiction, fantascienza. Un genere divisibile, tra le tante declinazioni audiovisive, in due categorie basilari. Premesso sempre un futuro più o meno prossimo, come ovvia e necessaria ambientazione temporale. Nella prima vi è l’outer space, ovvero l’avventura nello spazio galattico o intergalattico, che coinvolge altri pianeti, altre stelle, altre forme di vita, e soprattutto astronavi. I più noti riferimenti di questo caso sono le mitiche saghe di Star Trek e di Star Wars (del secondo franchise abbiamo raccontato diverse traduzioni seriali: Obi-Wan Kenobi, la fantastica Andor, Boba Fett, Clone Wars 2D).

La seconda categoria si concentra più su un futuro ambientato spazialmente sulla Terra. Qui in gioco ci sono il progresso tecnologico con tutte le sue insidiose implicazioni per l’umanità, in tutta la sua meraviglia e in tutto il suo orrore. 

Inverso – The Peripheral: dal 2032…

Un progresso di volta in volta capace di riscrivere totalmente i nostri codici esistenziali e morali. Una riscrittura mai facile o lineare, anzi piuttosto pericolosa e contraddittoria. Ogni grande scoperta scientifica o invenzione tecnologica è difatti un’arma a doppio taglio. Come ad esempio la proto-molecola aliena dell’intensa e favolosa saga sci-fi The Expanse.

Inverso – The Peripheral, thriller fantascientifico, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. L’umanità, alle prese con il terribile prezzo dei suoi tanti errori, scopre all’improvviso la possibilità di tornare indietro nel tempo e correggere il proprio passato. Ma innanzitutto, si può correggere il proprio passato? Ha senso volerlo correggere? Non è il mondo ciò che è, così come noi ciò che siamo, nel bene e nel male? 

2032 – in un distopico futuro prossimo, nel desolato entroterra rurale americano del North Carolina, dalle parti dei Monti Blue Ridge. A Clanton, piccolo paese di provincia dove tutti conoscono tutti, Flynne Fisher (Chloe Grace Moretz) lavora in un negozio di stampe 3D. I soldi servono principalmente per le costose medicine di cui la madre, gravemente malata, ha bisogno. Il fratello Burton (Jack Reynor) arrotonda le magre entrate della sorella con l’attività di gamer. Inoltre è molto legato ai suoi ex commilitoni Marine della Haptic Recon – unità speciale dotata di un particolare controllo di condivisione sinaptica. La condivisione sinaptica mette i singoli in comunicazione diretta sensoriale. Condividendo ad esempio tutti la visuale di uno solo.

…al 2099!

Burton, congedato con la sua squadra dopo una non meglio precisata guerra civile statunitense, viene solitamente ingaggiato da qualche player benestante per superare livelli particolarmente difficili di videogame. La sorella, che è anche più brava, un fatidico giorno lo sostituisce per un beta test per conto di una misteriosa azienda colombiana. Si tratta di un nuovo visore controller di simulazione di realtà virtuale, non ancora presente sul mercato. Così Flynne, provando questa nuova eccitante periferica, si ritrova immersa nella futuristica Londra del 2099. Con l’incarico, datole nel gioco dall’elegante e sfuggente Wilf Netherton (Gary Carr), di ritrovare una certa Aelita West, rea di essersi impossessata di certi dati sensibili appartenenti ad un non meglio precisato Research Institute.

Il gioco è oltremodo elettrizzante e coinvolgente. Sembra essere un’esperienza unica e totalizzante. Ben presto fratello e sorella realizzano con grande stupore il proprio personaggio non essere una semplice simulazione. Bensì un’espansione androide attraverso cui collegarsi proiettando la propria coscienza nella realtà futura. Dunque la Londra del 2099 esiste davvero. E le azioni che lì Flynne ha compiuto, credendo di essere in un videogioco, avranno delle terribili conseguenze nella loro realtà… Conseguenze che faranno della famiglia Fisher un obiettivo sensibile primario per sicari contattati dal 2099. E da questo stesso futuro dotati di tecnologie – auto invisibili e pistole soniche – decisamente fuori dalla portata del 2032…

Il Jackpot e la distruzione della realtà

Questo l’incipit della complessa trama di Inverso – The Peripheral. Trama che andrà via via chiarendosi da una parte – man mano che i diversi pezzi del puzzle verranno messi sul tavolo. E dall’altra andrà al contempo sempre più infittendo – proprio perché il disegno che questo puzzle rivela è a sua volta un enigma spaziotemporale da decifrare. Benvenuti nel mondo di Gibson.

Le due diverse realtà – quella del 2032 e quella del 2099 – iniziano uno scontro tanto imprevedibile quanto serrato, mentre la ricerca di Aelita West potrebbe essere una decisiva svolta per questo paradossale conflitto. Tra shards (statue colossali che mascherano macchinari per ripulire l’atmosfera) e koid (servitori androidi gestiti da Intelligenza Artificiale). Sullo sfondo di questi due piani temporali si staglia un gigantesco evento catastrofico chiamato Jackpot. Dal quale la realtà è uscita in una molteplice e indefinita diramazione di piani temporali paralleli…

In un’epoca di serialità, gaming e realtà virtuale, Inverso – The Peripheral è un’esperienza ludica e filosofica. La possibilità di scardinare totalmente la sacra inviolabilità della freccia temporale, modificando scientemente il futuro a partire dal passato e viceversa, costringe i protagonisti a porsi angoscianti domande. Domande esistenziali sui massimi sistemi e rimorsi. Ovviamente personali. Per lo più ossessionati da ciò che hanno perso o da ciò che potrebbero perdere, tutti sembrano cercare rifugio ucronico in una realtà alternativa, passata o futura che sia. Magicamente capace di aggiustare le inevitabili crepe e storture del presente di ognuno.

Inverso – The Peripheral: William Gibson

Come ad esempio il soldato della squadra di Burton, che nella guerra civile ha perso gambe e un braccio, che vede nella periferica – l’androide in cui proiettare la propria coscienza nel futuro – l’unica vita per lui degna d’essere vissuta. Ma può essere degna una vita per interposta persona, soprattutto se questa persona è un robot simil-organico (come in Avatar)? O come ad esempio il conflitto sociale del 2099, che vede contrapposte tra loro diverse classi e fazioni. La multinazionale del Research Institute, l’oligarchica Klept, i Neo-primitivi. Ciascuna delle quali vorrebbe plasmare la realtà secondo la propria concezione del tempo. Un futuro in grado di cancellare il passato, una nuova biforcazione temporale futura dovuta ad un mirato intervento nel passato ecc.

Che si tratti del destino di un individuo o di una dimensione, non importa. Si tratta sempre e solo di aggiustare la realtà. Per il resto, in Inverso – The Peripheral questa fascinosa estetica decadente si alterna a dialoghi spesso fumosi, i combattimenti al cardiopalma a riflessioni più o meno verbose sulla natura della società e del tempo… Pregi e difetti di uno show che ha l’ambizione di portare sullo schermo uno degli autori più titanici e profetici della fantascienza del nostro tempo. E del nostro tempo tout-court. 

Un autore che ha permeato la cultura “al punto che nemmeno lui è più in grado di distinguere cosa sia suo e cosa no”… (Zach Baron, GQ 2014). Un autore che ha sempre avuto un rapporto difficile, se non contraddittorio, con la trasposizione cinematografico-televisiva della sua opera, da Johnny Mnemonic (1995) allo script di Alien 3 (rimasto solo sulla carta) fino a quella sorta di sublimazione di una parte dello spirito gibsoniano che è la saga di Matrix, come abbiamo raccontato qui. E l’inspiegabile cancellazione della seconda stagione di Inverso – The Peripheral purtroppo conferma questo difficile rapporto.

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