Something Very Bad Is Going To Happen: l’orrore del matrimonio | 2 voci 1 serie
Something Very Bad Is Going To Happen, podcast | Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Livio Pacella.
Tra le sorprese horror più intriganti dell’anno, Something Very Bad Is Going To Happen parte da una premessa semplicissima: una coppia sta per sposarsi, e qualcosa di terribile sembra incombere. Ma la forza della serie sta proprio nel modo in cui usa questa situazione elementare per parlare di molto altro. Non solo del matrimonio, ma della famiglia, della tradizione, del ruolo femminile, dell’appartenenza. In altre parole: di tutto ciò che dovrebbe promettere protezione e continuità, e che invece può trasformarsi in gabbia.
È un’idea molto forte, anche perché la serie non costruisce la tensione su chissà che segreto o ricerca della sorpresa – fin dal titolo (e dalla primissima scena) sappiamo che qualcosa andrà male – ma sull’inevitabilità. Non ci chiediamo tanto se accadrà qualcosa, quanto cosa, quando e soprattutto perché. Da questo punto di vista, l’orrore non nasce dal soprannaturale in sé, ma dal fatto che il matrimonio venga percepito progressivamente come un passaggio pericoloso. Quasi come una soglia di dissoluzione dell’identità. E se sposarsi fosse una forma di maledizione? È questa la domanda inquietante che la serie mette in scena.
Anche per questo Something Very Bad Is Going To Happen (cui oltre a questo podcast abbiamo dedicato un articolo) si inserisce bene in una tradizione di horror che usa i riti della vita privata per mettere a nudo paure profonde. Se Rosemary’s Baby era l’orrore della maternità e Carrie quello del diventare donna, qui si racconta “l’orrore del diventare moglie”. Un horror non cosmico, non tecnologico, non politico: un horror domestico, genealogico, familiare.
“2 voci, 1 serie”: dialoghi sulle cose che ci piacciono, o ci interessano, nel podcast di Mondoserie.
Cos’è Something Very Bad Is Going To Happen
Something Very Bad Is Going To Happen è una miniserie Netflix del 2026 in 8 episodi, creata e scritta da Haley Z. Boston e prodotta anche dai fratelli Duffer. La regia principale è affidata a Weronika Tofilska. E il progetto conferma una poetica che Boston aveva già fatto intravedere in lavori precedenti (come Brand New Cherry Flavor): metamorfosi, femminilità inquieta, identità instabile, corpo e ruolo sociale come campi di battaglia. Tutti elementi che qui trovano una forma particolarmente compatta e suggestiva.
La protagonista è Rachel, interpretata da Camila Morrone, fidanzata con Nicky, interpretato da Adam DiMarco. I due raggiungono la tenuta isolata della famiglia di lui, i Cunningham, in vista del matrimonio imminente. È in questo spazio appartato e sempre più perturbante che la serie mette in moto il proprio dispositivo: emergono segreti familiari, traumi generazionali, morti sospette, la possibilità di una maledizione. E soprattutto la sensazione crescente che il matrimonio non sia affatto un approdo sereno, ma un rito di incorporazione in qualcosa di oscuro. Attorno alla coppia si muove una famiglia inquietante, sorvegliata da presenze forti e disturbanti, tra cui spicca la matriarca di Jennifer Jason Leigh.
La serie è stata accolta abbastanza bene, soprattutto per l’atmosfera, per l’originalità del punto di partenza e per la capacità di costruire tensione senza affidarsi solo agli spaventi facili. Non tutto è perfetto, naturalmente, ma il suo fascino (non per tutti i gusti) sta proprio nel modo in cui tiene insieme eleganza visiva, perturbazione psicologica e riflessione simbolica. Più che un horror di eventi, è un horror di clima, di progressiva contaminazione.
Famiglia, tradizione, perdita di sé
Il nucleo più interessante della serie sta nel modo in cui trasforma la famiglia in una minaccia. In molte narrazioni contemporanee la paranoia nasce dallo Stato, dalla tecnologia, dalle cospirazioni, dai grandi sistemi impersonali. Qui invece la minaccia è più antica, più quotidiana, più intima: la casa, i parenti, il matrimonio, la tradizione. Il sangue. Non viene da fuori. Viene da ciò che dovrebbe proteggerci. E proprio per questo è più disturbante.
La famiglia appare come un organismo che vuole perpetuarsi, incorporando l’individuo dentro una continuità che lo precede e lo supera. Il matrimonio diventa allora non un semplice atto d’amore, ma un rito di assorbimento, in cui bisogna sacrificare una parte di sé per entrare davvero nella comunità. Da questo punto di vista, il vero orrore della serie non è tanto il soprannaturale quanto la paura di smettere di essere se stessi. Per diventare ciò che gli altri si aspettano. È una paura profondamente contemporanea, ma raccontata attraverso forme antiche: la casa isolata, la dinastia, il rito, la maledizione.
Per questo Something Very Bad Is Going To Happen, come discutiamo nel podcast, è più di un semplice horror matrimoniale. È un racconto sul prezzo dell’appartenenza, sul lato oscuro della continuità familiare, sulla paura di essere trasformati da un ruolo. E suggerisce una cosa molto inquietante: che a volte la vera maledizione non è morire, ma essere costretti a vivere come qualcun altro ha deciso per noi.
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