Ascolta la puntata e iscriviti al podcast.
Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d’Elci e Livio Pacella.
La prima stagione di Paradise (a cui avevamo dedicato anche una puntata del podcast) aveva funzionato meglio del previsto: dietro l’apparenza di un thriller fanta-politico un po’ derivativo, trovava una sua forza nell’idea della città-bunker costruita per salvare pochi privilegiati dopo una catastrofe climatica.
La stagione 2 di Paradise rilancia portando il racconto fuori dalla cupola: Xavier esce alla ricerca della moglie e scopre che il mondo esterno non è affatto deserto. È una scelta giusta, perché evita la ripetizione e amplia l’universo della serie. Ma è anche una scelta rischiosa, perché toglie al racconto parte della compattezza e del senso di claustrofobia che avevano reso efficace il primo blocco.
Resta comunque interessante il nucleo della serie: Paradise continua a stare dentro quel filone di racconti che mettono in scena la crisi della fiducia nelle istituzioni, la manipolazione della verità, il fascino del complotto come forma contemporanea di lettura del reale. Solo che qui, nella seconda stagione, la voglia di aggiungere nuovi scenari e nuovi misteri finisce a tratti per sovraccaricare il racconto. La serie continua a incuriosire, ma con meno precisione di prima.
“2 voci, 1 serie”: dialoghi sulle cose che ci piacciono, o ci interessano, nel podcast di Mondoserie.
Cos’è la seconda stagione di Paradise: produzione, cast, racconto
Creata da Dan Fogelman e interpretata da Sterling K. Brown, Paradise è una serie thriller fanta-politica distribuita in Italia da Disney+. Dopo la prima stagione uscita nel 2025, la seconda – altri 8 episodi – è arrivata all’inizio del 2026.
Al centro resta Xavier Collins, che ora lascia il bunker per cercare la moglie Teri, a quanto pare sopravvissuta all’evento apocalittico che ha decimato l’umanità. Allargando il campo, la serie introduce nuovi personaggi e nuove traiettorie: Annie, ex studentessa di medicina; Gary, survivalista malinconico; e soprattutto Link, giovane leader di una carovana di superstiti. Il mondo fuori esiste, è popolato. Ed è più complesso di quanto si pensasse.
Il problema è che, insieme a questo ampliamento, nella sua stagione 2 Paradise introduce anche ulteriori livelli – in particolare uno legato all’intelligenza artificiale che governa la città sotterranea. Ed è qui che la serie rischia di eccedere. Dopo il bunker, il complotto politico e la sopravvivenza post-apocalittica, aggiungere ancora un altro strato di mistero finisce per dare alla stagione un senso di accumulo. Più cose succedono, meno tutto sembra davvero necessario.
Potere, apocalisse, intelligenza artificiale
Il punto forte di Paradise, anche nel capitolo numero 2, resta però la sua capacità di intercettare paure molto contemporanee. La serie continua a ragionare sul rapporto tra potere e normalità, tra verità e finzione, tra civiltà e collasso. C’è ancora qualcosa del mito della caverna: prima gli abitanti del bunker vivevano dentro una realtà artificiale, ora scopriamo che anche fuori non esiste una verità semplice e trasparente, ma un’altra lotta per stabilire chi controlla il racconto del mondo.
L’ingresso dell’intelligenza artificiale rende tutto questo ancora più attuale, perché sposta il discorso dalla semplice manipolazione politica a una forma più radicale di opacità. Quella dei sistemi tecnologici che organizzano la realtà e insieme la deformano.
È un’idea interessante, ma nella seconda stagione viene caricata forse oltre misura. Paradise resta una serie imperfetta ma culturalmente rivelatrice. Solo che ora il dubbio è forte: sta diventando più ambiziosa o troppo ambiziosa? O semplicemente confusa?
Paradise: leggi il nostro articolo
















