28 Days Haunted (Netflix, 2022), noto in Italia anche come 28 Giorni Paranormali, è un reality seriale di genere horror supernatural. Composto da sei episodi della durata variabile dai 30 ai 40 minuti, lo show segue le indagini di tre distinti gruppi di investigatori del paranormale rinchiusi in isolamento in altrettante dimore. Si dice tra le più infestate degli Stati Uniti. Senza poter avere alcun contatto con l’esterno, internet e cellulari compresi, i nostri eroi devono trascorrervi un ciclo di 28 giorni. Tale arco temporale dovrebbe comprovare un’ipotesi dei famosi coniugi Warren, secondo cui sarebbero necessarie 4 settimane di dure prove per abbattere le barriere che separano il mondo degli spiriti dal nostro.
Edward e Lorraine Warren, noti ai più per Amityville Horror o la saga di The Conjuring, sono stati due veri e propri pionieri per la metodologia delle moderne indagini sull’occulto. Con un archivio che documenta oltre 10.000 casi di attività paranormale, i Warren fondarono la NESPR (New England Society for Psychic Research), organizzazione che è oggi presieduta dal genero Tony Spera. Per gli appassionati sull’argomento: Tony è da oltre 30 anni sposato con Judy Warren (vedi il film Annabelle Comes Home, 2019).
Ad onor del vero, qualcuno dell’ambiente ha fatto notare che non esistono fonti che attribuiscano la teoria del ciclo dei 28 giorni direttamente ai Warren, almeno non prima del 2022 (Lorraine scompare nel 2019, Ed nel 2006). Ad ogni modo, Tony Spera – in qualità di familiare e prosecutore del loro lavoro – fa da garante. E da presentatore dello show, assieme al giornalista ed esperto di ricerche sul paranormale Aaron Sagers.
“Tra i più infestati d’America ma raramente indagati”
I due, in linea squisitamente teorica, seguono ‘costantemente’ (24/7 come dicono gli yankees – cosa davvero poco credibile) e commentano l’intero percorso investigativo delle tre squadre da una Control Room piena zeppa di monitor. Il che ci porta ad una prima spassionata considerazione: l’interno o, meglio, gli interni dei tre edifici infestati sono stati scientemente corredati di telecamere, più o meno fisse. Alle cui immagini vanno naturalmente aggiunte le saltuarie riprese in prima persona degli stessi investigatori. Last but not least, quelle effettuate dalle troupe presenti. Ci torneremo.
Come si diceva prima, il Lumber Baron Inn in Colorado, il Madison Dry Goods Store in North Carolina e il Captain Grant’s Inn in Connecticut sono qui definiti “tra i più infestati d’America ma raramente indagati”. Le squadre, composte da medium, demonologi e ricercatori ‘tecnologici’, arrivano alle rispettive destinazioni – sempre in linea squisitamente teorica – bendati. Senza quindi aver avuto la possibilità di documentarsi sulla storia, spiritica e non, degli edifici.
Altra osservazione spassionata: i team sono composti da otto persone (due squadre da tre, la terza da due), tutte di razza caucasica e di religione cristiana. Sei maschi e due donne. Entrambe le partecipanti ricoprono, coincidenza?, il ruolo di sensitive. È anche vero che, tra i coniugi Warren, era Lorraine a possedere le presunte capacità medianiche. Ed era il partner che la accompagnava e sosteneva nelle indagini, prendendo scientificamente nota di tutto ciò che accadeva.
Come i Warren, anche in 28 Days Haunted tutti prendono dannatamente sul serio le investigazioni sul paranormale. E nel cast figurano anche un paio di nomi piuttosto noti nell’ambiente: Shane Pittman e Sean Austin.
28 Days Haunted: Halloween e una miriade di cose che non hanno funzionato
Il compito è identificare le eventuali presenze spiritiche, ricostruendo possibilmente l’antefatto che ha determinato l’infestazione. Infine, di provare a – per quanto possibile – risolvere la conflittuale e demoniaca? situazione. Il tutto restando 28 giorni dentro, senza soluzione di continuità e senza la possibilità di comunicare con l’esterno, né tantomeno di accedere ad internet. Avendo tutti, chi più chi meno, una certa credibilità professionale, nessuno di loro dovrebbe – per l’ultima volta, in linea squisitamente teorica – avere intenzione di barare e, così facendo, di ‘sputtanarsi’ irrimediabilmente.
Queste le premesse. A cui magari andrebbe aggiunto che Netflix programma l’uscita di 28 Days Haunted in prossimità di Halloween 2022. E che forse difficilmente i Warren avrebbero appoggiato l’idea di trasformare una ricerca di tale entità in uno show – horror? – di Halloween. Strano, perché (non dirò più: in linea squisitamente teorica) l’esperimento dei 28 giorni sarebbe dovuto essere l’approccio documentaristico-reality-televisivo tra i più estremi del suo genere. Ma qualcosa, forse una miriade di cose, sembra non avere funzionato.
Dicevamo del femminile retoricamente relegato al medianismo: come se le donne non potessero essere ricercatrici del paranormale tout-court. Accennavamo anche all’omogeneità razziale di tutti partecipanti e, ancor più, all’approccio sostanzialmente cristiano adottato (non da tutti, in verità) durante le indagini. Come se le eventuali presenze spiritiche fossero aprioristicamente da ricondurre a demoni appartenenti alla schiera dell’Anticristo. Ovvio che i delittuosi retroscena che saranno mano a mano svelati dalla narrazione, abbiano come protagonisti per lo più dei cristiani del passato. Still…
Non si tratta di atteggiamento woke. Semplicemente, il fatto che ancora nel 2022 le indagini sul paranormale siano esclusiva prerogativa di maschi bianchi e cristiani, dà da pensare. Perché in 28 Days Haunted sono per lo più i maschietti a condurre le investigazioni…
Zeropuntodue percento
Veniamo più nello specifico. Premesso che 28 giorni moltiplicati per 24 ore danno come risultato 672 ore (per team) e che 672 ore per 3 team fanno la bellezza di 2016 ore!, di tutto questo noi vediamo suppergiù quattro ore. Il due per mille (lo 0.2% se preferite) di tutto il girato. Certo, la stragrande maggioranza del tempo deve essere – a detta dei professionisti del settore, è – una noia mortale. Escludendo le ore fisiologiche di sonno, nutrimento e quant’altro, of course. In questo zeropuntodue percento dovremmo però avere la possibilità di assistere a qualcosa di straordinario. O no?
Innanzitutto, per tramite del reparto sensitivi, ogni squadra giunge ad una precisa comprensione della storia causa delle rispettive infestazioni. Non solo: vengono addirittura individuati i nomi specifici degli spiriti. Se non al primo colpo, al secondo. Uhm. Incipit comoedia. A prescindere che si creda o meno nei fantasmi, per dirla molto semplicisticamente, in 28 Days Haunted vi sono diverse contraddizioni e, in generale, aleggia sullo show l’idea che sia in buona parte sceneggiato. Anche se i protagonisti sembrano credere sinceramente nel loro operato con il soprannaturale.
Riassumendo: i team vengono accompagnati fino all’entrata delle dimore infestate, indossando tutti delle coreografiche bende sugli occhi. Certo, “non poter vedere aggiunge un ulteriore livello di stress”, come afferma accigliato uno di loro. Comunque c’è ”sicuramente una storia da raccontare, riesco a percepirlo da qui fuori” dice una delle sensitive. E il potere medianico, abbinato all’utilizzo di ‘spirit box’ e ‘REM pod’ – strumentazione tecnologica per comunicare con il mondo degli spiriti -, permette loro di ricostruire accuratamente, e sorprendentemente, le diverse tragedie accadute tra quelle mura.
28 Days Haunted: anche i fantasmi scrutano gli investigatori
Non c’è mai un momento di leggerezza in questi episodi e solo uno degli otto membri del cast investigativo si dichiara tendenzialmente scettico. Tutti hanno sempre un’aria dannatamente seriosissima. E, naturalmente, poco o nulla accade tra queste stanze dalle luci spesso tremolanti. Si tratta per lo più di sogni misteriosi, visioni private, sensazioni più o meno opprimenti… Non tutte le presenze invisibili sono riconducibili a demoni et similia. Poiché vi sono anche – in piena concordia con la prospettiva cristiana dell’indagine vista come esorcismo – spiritiche vittime innocenti. Che ‘muoiono’ dalla voglia di ricevere aiuto (sic – in E1: “qui ci sono sicuramente spiriti che stanno morendo dalla voglia di ricevere aiuto”).
Afferma il medium Sean Austin: “Fin dall’inizio del mio percorso nel campo del paranormale, ho sentito come una vocazione: aiutare non solo i vivi, ma anche i morti, questi spiriti legati alla Terra, per dare loro pace e aiutarli infine a passare oltre”. Austin, incaricato di indagare presso il Captain Grant’s Inn a Preston, Connecticut, fa squadra con due esperti della tecnologia del paranormale: Aaron Thompson e Nick Simons. Proprio quest’ultimo è l’unico scettico, che utilizza le apparecchiature per poter ‘convalidare’ quanto affermato dai medium. Un po’ di sano scetticismo è un ingrediente fondamentale per questo tipo di programmi. Però, “chi lo sa, forse dopo 28 giorni anch’io diventerò un vero credente…”
Dal loro bunker di osservazione remota, Tony e Aaron intanto ci spiegano l’importanza fondamentale delle indagini iniziali. Non solo i detective dell’occulto indagano sui fantasmi, anche i fantasmi scrutano i protagonisti… Se i 28 giorni servono, in un certo qual senso, per esasperare gli spiriti, abbattendo così le eventuali barriere, è quindi vero anche il contrario.
Cocacola & vade retro Satana…
L’investigazione finisce a lungo andare per sfiancare chi la conduce, offrendo talvolta imprevedibili varchi demoniaci. Nello specifico, l’impossessato di turno è Jereme Leonard, demonologo e vigile del fuoco, che assieme a Brandy Miller, sensitiva di quinta generazione, combatte l’oscurità del Madison Dry Goods Store, un negozio di articoli vari sito per l’appunto in quel di Madison, North Carolina. Jereme è di sicuro tra i più seriosamente esaltati. Conduce fanaticamente la sua battaglia a suon di vade retro Satana ecc.
Battaglia iniziata con una sessione medianica ai limiti dell’assurdo, condotta da Brandy dall’interno di una bara (sic), comunque aperta. Bara ritrovata, fatalmente, tra gli articoli del negozio di articoli vari. Ora, senza troppo fissarci sulla croce che ad ogni cambio inquadratura cambia magicamente posizione (alla sinistra di lei, poi alla destra per infine scompare), a partire da quello strano rituale a favore di telecamera, la dinamica tra i due va velocemente degenerando. Suoni inquietanti, litigi, vasi che volano frantumandosi in mille pezzi… fino alla metamorfosi demoniaca di lui. Passando per un simil infarto, con tanto di ambulanza – rompendo, com’è ovvio in un caso del genere, il divieto del contatto con l’esterno.
Tornato dall’ospedale, il corpulento Jereme si mette tranquillamente a divorare bastoncini fritti di mozzarella e a trangugiare le solite bibite gassate superzuccherate. E vabbè. La sua possessione non è però ancora finita: insolitamente scontroso nelle poche ore di veglia, non fa che dormire nel resto del tempo. Continuando ossessivamente a riscrivere la stessa frase. Lei, estremamente preoccupata, riesce a sapere questo essere stato l’identico comportamento assunto nei giorni immediatamente precedenti dal responsabile della strage lì compiuta…
28 Days Haunted e il casco di Dio
Arriva il momento topico del film. Convinto da Brandy, Jereme decide di ricorrere alla sua arma segreta: il casco di Dio (God Helmet). Mi fermo qui. Anzi no, salto direttamente al finale. Lei in lacrime dice: “Almeno il demone è sparito…” Lui guarda dritto in camera, un mezzo sorrisetto, gli occhi da pazzo… Fortunatamente, questo non è stato il prologo ad una seconda stagione.
Se Brandy e Jereme hanno dato, in molti sensi, una potente prova di sé nei loro 28 giorni, anche le rimanenti squadre non sono state da meno. Abbiamo già detto della straniante e dettagliata ricchezza di informazioni storiche desunta da ciascun team, tramite sogno o sessioni del metodo Estes. Il suddetto metodo funziona così: il medium viene sensorialmente isolato, eccetto un paio di cuffie connesse alla spirit box. La quale scansione molto rapidamente tutte le frequenze AM e FM. Un secondo investigatore pone delle domande ad alta voce: il medium ripete ogni parola o frammento sillabico – in sostanza, ogni disturbo elettronico – che sente venire dalle sue cuffie.
Prima di indossare l’equipaggiamento per la deprivazione sensoriale e farsi collegare ad uno scanner radio ad alta frequenza, Ray Cozzi – che, assieme al tecnico Shane Pittman e alla sensitiva Amy Parks, indaga nel Lumber Baron Inn a Denver, Colorado – dice più o meno sibillinamente: “Voglio dimostrare a mia moglie e ai miei cinque figli che per me non si tratta semplicemente di un hobby. Prendo molto sul serio l’investigazione del paranormale”. Aggiunge Shane: “Sono disposto a combattere un’entità oscura, ma farlo senza sapere quanto sia potente, o persino cosa sia esattamente, sarebbe da irresponsabili…”
Elettrodisturbi, serial killer e una crisi isterica collettiva
È sicuramente un bene che Ray e Shane si prendano così sul serio, perché – ammesso e non concesso che stia veramente ripetendo le oscure voci della spirit box – per molti, addetti ai lavori e non, il metodo Estes è ai limiti del ridicolo, se non del maliziosamente truffaldino.
Ad ogni modo, gli eventuali elettrodisturbi rilevati dal dispositivo e trasformatisi in fonemi più o meno allusivi, se non addirittura significativi, essendo o meno prove concrete di attività soprannaturale, Ray e compagnia bella vengono indirizzati nello scantinato (e ti pareva)… Da cui scapperanno a gambe levate, in preda ad una crisi isterica collettiva. Qui, in seguito, troveranno anche un articolo ritagliato da un giornale. Forse troppo ben conservato per risalire a diversi decenni prima… Dal quale si potrebbe desumere che la mattanza avvenuta allora nella casa non sia stata l’unica compiuta da quello che quindi sarebbe (stato) un vero e proprio serial killer!
Le due ragazze stuprate e assassinate al Lumber Baron Inn, caso del 1970 tuttora insoluto, fanno parte di una vicenda di pubblico dominio. Azzardare però oggi l’ipotesi che siano state vittima di un serial killer, sulla base di un’indagine paranormale, all’interno di uno show televisivo… Beh, forse è spingersi un po’ troppo in là.
E quindi sorge lecita la domanda di cosa ci sia di vero non tanto nelle indagini sul paranormale o nel cosiddetto mondo soprannaturale, quanto in 28 Days Haunted. Quanto è realmente pericoloso trascorrere 4 settimane con “forze oscure che potrebbero tentare di sopraffarmi”, come dice Amy? Perché ben poco sembra succedere nel corso di questi episodi. Fin qui, a dire il vero, niente di male.
28 Days Haunted: in primis uno show
Gli stessi coniugi Warren insegnano che investigazioni di questo particolare tipo sono addirittura più noiose, per la maggior parte del tempo, dei veri appostamenti polizieschi. Il problema riguarda proprio il poco che accade durante lo show. Perché, essendo uno show – quindi in primis intrattenimento -, qualcosa deve pur accadere.
Ecco allora da una parte la patetica drammaticità di qualsiasi rumore, o accenno di rumore. Di qualsiasi ombra, o accenno di movimento. È allora tutto un agitarsi, un correre avanti e indietro, primariamente a vuoto, alla ricerca di spiegazioni sempre più oscure e irrealistiche.
Da qui, il passaggio a “mi è sembrato di vedere / sentire / percepire qualcosa” è maledettamente breve. Ed è tutto un pullulare di tensioni costruite letteralmente sul nulla, anche se talvolta con una certa sapienza. Ecco il passaggio all’altra parte, in cui la confusione tra reale e irreale – magari finora fatta in buona fede – diventa falsificazione, se non sceneggiatura.
Un esempio: trascorse le prime due settimane, a metà percorso, la convivenza forzata sotto lo stesso tetto comincia a dare lo stesso risultato che sarebbe prevedibile in qualsiasi altro contesto di umana convivenza lunga 14 giorni. Si comincia cioè a litigare. Per i due commentatori questa però non sarebbe che la subdola azione di spiriti e demoni, tesa a dividere i nostri eroi per indebolirli. Come si diceva più su: confusione, buona fede, malizia, sceneggiatura…
SEE YOU
Torniamo al secondo team, quello del Captain Grant’s Inn con il sensitivo Sean e lo scettico Nick. Quando il primo, dopo qualche giorno di calma piatta, se ne viene fuori con la storia di una scritta – C U, ovvero see you, ti vedo – misteriosamente apparsa sullo specchio del bagno e leggibile grazie al vapore, il secondo ha qualche dubbio. Durante una delle successive sessioni di colloquio tecnologico con gli spiriti chiederà allora: chi ha scritto quella cosa sullo specchio? La risposta dell’entità in questione, o di chi per essa, sarà: Sean. “Almeno i fantasmi sono sinceri!” Uhm, chissà. O forse gli esseri umani sono bugiardi al cubo! Chissà.
Sempre questo gruppo, investigando con una telecamera termica nel giardino della casa infestata, trova una parte di prato stranamente più calda di tutto il resto. Andranno a scavarci soltanto tre giorni dopo, trovandoci sepolto un pentacolo metallico. Altra ambiguità. Che, per finire, si abbina perfettamente con una scena involontariamente autoincriminante. Durante l’ennesimo confronto spiritico, si sente il tonfo di una sedia scaraventata giù per le scale dalla soffitta. Subito dopo, però, le inquadrature testimoniano la presenza di un cameraman – ogni team è supportato da una piccola troupe – che già si trovava dalle parti della soffitta…
Anche qui la domanda è d’obbligo: non è che, magari addirittura ad insaputa degli stessi investigatori, laddove niente spiriticamente accadeva ci abbia pensato la produzione a far sbattere porte, scricchiolare scalini e lanciare sedie? In 28 Days Haunted, a differenza di altre docuserie reality sul paranormale, non si vedono mai accadere direttamente questi fenomeni. Li cogliamo principalmente attraverso la reazione dei protagonisti. Loro sì, almeno in apparenza, genuinamente colti di sorpresa.
28 Days Haunted: per concludere in consapevole contraddizione
Un po’ di contraddittoria consapevolezza finale: 28 Days Haunted è anche riuscita a spaventare più di uno spettatore. E vabbè. Questi investigatori dell’occulto sembrano sinceramente convinti del proprio operato e delle proprie capacità. Ciò non vuol comunque dire che tali capacità esistano. Ma nemmeno che non esistano.
L’improbabile coincidenza dei tre diversi percorsi narrativi, e tutta una serie di interventi ex machina di dubbia provenienza, nonché di dubbio gusto, hanno in buona parte affossato qualsiasi grado di veridicità contenuto nel girato. 28 Days Haunted, pur fallendo come esperimento d’investigazione paranormale, è un reality horror, o una parodia di questo, comunque con un certo proprio appeal d’intrattenimento.
La maggior parte di questi prodotti televisivi sul soprannaturale sono drammatizzati a tavolino, quale più quale meno. Questo è, piaccia o no, un dato di fatto. A meno che un cacciatore di fantasmi non abbia l’ultima parola sul programma che lo vede protagonista – come Zak Bagans in Ghost Adventures o Jason Hawes in Ghost Hunters – ciò che noi vediamo è opera del montaggio e, in ultima analisi, della produzione che sta dietro lo show. E il montaggio decide la storia che vediamo. Post: è a dir poco disdicevole rivangare antiche mattanze per dare al diavolo la colpa di queste.
Per concludere: qui non si tratta di credere o non credere che “vi siano più cose tra il cielo e la terra…”. Né di decidere quanta credibilità siete disposti a dare a spirit box ecc, ovvero a tutto il tecnoarmamentario che dovrebbe fungere da strumento di comunicazione tra il nostro mondo e quell’altro (qualsiasi esso sia, o chi per esso). Si tratta invece di valutare la fattura di un reality seriale sulle case infestate, che sembra ondeggiare tra un serio esperimento d’indagine sul paranormale e la riuscita parodia di un horror amatoriale vagamente trash. Tra un nulla pieno di inutile vanvera discorsiva e un artificio truffaldino troppo spesso sopra le righe.
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